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TIZIANO-TERZANI-LA-PORTA-PROIBITA

By Catherine Nichols,2014-06-12 09:56
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TIZIANO-TERZANI-LA-PORTA-PROIBITA

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    Tiziano Terzani nasce a Firenze nel 1938. Compiuti gli studi a Pisa, mette piede per la prima volta in Asia nel 1965, quando viene inviato in Giappone dallOlivetti per tenere

    alcuni corsi aziendali. La decisione di esplorare, in

    tutte le

    sue di-

    mensioni, il continente asiatico si realizza nel 1971, quando, ormai giornalista, si

    stabilisce a Singapore con la moglie (la scrittrice tedesca Angela Staude) e i due

    figli piccoli e comincia a collaborare con il settimanale tedesco ?Der Spiegel? come corrispondente. Nel 1973 pubblica il suo primo volume: Pelle di leopardo, dedicato alla guerra in Vietnam. Nel 1975, rimasto a Saigon insieme con pochi altri giornalisti, assiste alla presa del potere da parte dei comunisti, e da questa

    esperienza straordinaria ricava Gai Pbong! La liberazione di Saigon, che viene tradotto in varie lingue e selezionato in America come ?Book of thÈ Month?. Nel 1979, dopo quattro anni passati a Hong Kong, si trasferisce, sempre con la famiglia, a Pechino. Nel

    1981 pubblica Holocaust in Kambodscha, frutto del

    viaggio a

    Phnom Penh compiuto subito dopo lintervento vietnamita in Cambogia. Il lun-

    go soggiorno in Cina si conclude nel 1984, quando Terzani viene arrestato per ?attivit… controrivoluzionaria? e successivamente espulso. Lintensa esperienza

    cinese, e il suo drammatico epilogo, da origine a La porta proibita (1985), pubbli-

    cato contemporaneamente in Italia, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Le tap- pe successive del vagabondaggio sono di nuovo Hong Kong, fino al 1985; Tokyo, fino al 1990 e poi Bangkok. Nellagosto del 1991, mentre si trova in Siberia con

    una spedizione sovietico-cinese, apprende la notizia del golpe anti-GorbacÈv e decide di raggiungere Mosca. Il lungo viaggio diventer… poi Buonanotte, signor

    Lenin (1992), che rappresenta una fondamentale testimonianza in presa diretta del crollo dellimpero sovietico. Un posto particolare nella sua produzione occu-

    pa il libro successivo: Un indovino mi disse, che racconta di un anno (il 1993) vis-

    suto svolgendo la ?normale? attivit… di corrispondente dall‟Asia senza mai pren-

    dere aerei. Nel 1998 pubblica In Asia, un libro a met… tra reportage e racconto

    autobiografico, che traccia un profilo esaustivo degli eventi che hanno segnato la storia asiatica degli ultimi trentanni. Nel marzo 2002 interviene nel dibattito

    se-guito allattentato terroristico di New York dell11 settembre 2001 pubblicando le Lettere contro la guerra.

    Conclusasi la sua collaborazione trentennale con il settimanale ?Der Spiegel?, vi-ve attualmente in

    India, per lo pi ritirato in una localit… ai piedi dellHimalaya.

    Nelle edizioni TEA sono stati pubblicati: Buonanotte, signor Lenin, In Asia, Un indovino mi disse,

    Pelle di leopardo, La porta proibita e Lettere contro la guerra. Tiziano Terzani

    La porta proibita

    ?TEA?

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    A Folco e Saskia

    cui ho imposto

    il mio amore per la Cina

    Prefazione alledizione 1998

    fare la Cassandra non È un ruolo piacevole e certo non consola, col passar del tempo, accorgersi daver avuto ragione a prevedere il peggio.Sono passati quattordici anni da quando questo libro, frutto di vari viaggi e di un lungo soggiorno da giornalista straniero in Cina, venne pubblicato, ma non mi da alcuna gioia constatare oggi che molto di quel che allora avevo, solo intuitivamente, temuto s‟È nel frattempo avverato e che molte delle conclusio-ni cui ero arrivato in teoria, da osservatore, si sono nel frattem-po verificate nella realt….

    Dalla primavera del 1984, quando venni arrestato, rieduca-to e alla fine espulso, la Cina È stata teatro di straordinari sconvolgimenti: il sistema dittatoriale maoista, fondato sulle-gualitarismo, È

    stato sostituito da uno, ugualmente dittatoria-le, ma fondato sulla logica capitalista; la vecchia ideologia del ?Servire il popolo? È stata rimpiazzata da quella di ?Arricchirsi È glorioso?. Alla liberalizzazione del sistema economico non È seguita la liberalizzazione del sistema po-litico e il Partito Comunista, diventato sempre pi unorga-nizzazione nepotista e mafiosa, mantiene il

    monopolio del potere. Ogni richiesta di maggiore democrazia È stata repres-sa. Nel 1989 la repressione È stata durissima e plateale col massacro di alcune centinaia di giovani disarmati sulla piaz-za Tienanmen.

    Leconomia, nel frattempo, È esplosa a un ritmo che ha im-pressionato ed entusiasmato il mondo occidentale, ma anche in un modo che ha ricreato le condizioni di diseguaglianza tipiche della Cina pre-rivoluzionaria e ha condotto il paese sullorlo di un disastro ecologico, le cui avvisaglie si son

    viste con i recen-ti, spaventosi allagamenti.

    Quel che della Cina appare positivo ai nuovi ? saggi ? inter-

    nazionali - gli operatori economici e gli analisti delle societ…

    finanziarie globali - non È necessariamente positivo per i cinesi

    delle campagne e dei villaggi dove, tutto sommato, vive ancora

    la stragrande maggioranza della popolazione. Le grandi citt… ci-

    nesi vantano oggi centinaia di nuovi grattacieli (molti vuoti ed

    inutilizzati, come a Shanghai), i giornali scrivono deliziati dei

    nuovi miliardari, ma il paese È pi che mai instabile, senza idee

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    e senza un grande progetto per il futuro. Da Cassandra È facile prevedere ulteriori disastri. Ho accettato lidea del mio editore, Mario Spagnol, di ripub-blicare questo libro non solo perch

    colma un vuoto - quello dei reportage cinesi - lasciato nel volume In Asia, ma soprat-tutto perch

    tutto quel che succede oggi - e succeder… domani - ha le sue radici in quegli anni in cui io e un

    altro piccolo, for-tunatissimo gruppo di giornalisti avemmo la possibilit… di vive-re fra i cinesi.

    In quegli anni divenne per la prima volta chiaro quel che era stato il progetto maoista e come era fallito. In quegli anni avvenne la grande svolta; se ne capirono le ragioni, se ne vi-dero i grandi vantaggi, ma anche le prime, preoccupanti con-seguenze.

    Arrivai a Pechino e fui colpito da come quella straordinaria citt…, mutilata una volta dalle pretese

    urbanistiche dei comu-nisti, veniva distrutta una seconda volta dalle irrispettose esi-genze di una forma di modernit… che cominciava a essere im-portata dallOccidente. Ne scrissi con

    disperazione, sperando che qualcuno fermasse quel delitto. Oggi posso solo constata-re che quellopera di annientamento di Pechino, meraviglia del mondo, È stata portata a compimento nellindifferenza ge-nerale.

Scrissi della colonizzazione cinese del Tibet e della necessit… di salvare lanima di quella vecchia,

    diversa cultura. Oggi, a Lhasa, la loro capitale, i tibetani sono una semplice minoranza etnica e in generale sapprestano a diventare una razza in via destinzione.

    Scrivevo che uno degli effetti della ? ri-privatizzazione ? del-lagricoltura era lerosione dello

    spirito collettivo e con ci• del-le... dighe il cui mantenimento aveva per secoli asservito i ci-nesi, ma ne aveva anche garantito la sopravvivenza. Oggi le co-muni popolari sono state smantellate, la terra restituita ai con-tadini, lidea del ?nostro? rimpiazzata da quella molto pi na-turale, ma anche

    pi disastrosa, del ?mio?, ed ecco che le di-ghe cedono. Le alluvioni che colpiscono vaste zone e minaccia-no di sommergere grandi citt… come Wuhan, con milioni di abi-tanti, sono soltanto la

    punta di uno spaventoso iceberg rappre-sentato dall‟incuria con cui ormai viene gestito tutto ci• che

    prima era comune e non privato.

    In quegli anni descrivevo un paese confuso fra vecchio e

    nuovo, sempre pi insicuro delle sue radici culturali: una sorta di enorme zattera alla deriva appesantita dalla zavorra di un ca-davere, quello di Mao. Ô ancora cos•, anzi peggio, e Mao, mai sottoposto a un vero giudizio storico, È sempre l• a pesare sul-lanima della Cina, nel suo

    mausoleo, circondato ora da un nu-mero crescente di negozietti di souvenir.

    Il passato È unindispensabile guida per chi vuol visitare il presente o immaginarsi il futuro. In tutti i miei viaggi mi porto sempre dietro i libri di qualcuno che ha percorso quella strada prima di me. Non solo mi fanno compagnia, ma me ne servo come termine di paragone, come misura di quel che vedo. Allo stesso modo pu• essere utile questo libro di quattordici anni fa per chi voglia viaggiare

    Tisicamente, o anche solo di testa, nella Cina di oggi.

    Io stesso ci sono tornato varie volte a confrontare e aggior-nare le mie impressioni di un tempo. Ci andai nel 1989, di nascosto, fingendomi turista, per non perdere le grandi mani-festazioni per la democrazia e il seguito del massacro. Ci tor-nai nel 1993, lanno in cui non volavo per evitare un

    incidente aereo nel quale - secondo un indovino cinese - sarei dovuto morire. Allora attraversai il paese in treno da sud a nord, fer-mandomi nelle citt… meno visitate dai turisti. Ho rivisto la Ci-na

    nellestate 1997, andando a vivere per due mesi a Hong Kong durante il passaggio della colonia inglese sotto la sovra-nit… di Pechino.

    Ogni volta mi ha colpito il vedere come le vecchie contrad-dizioni della Cina - quelle classiche fra citt… e campagna, fra zone costiere e zone dellinterno - non sono state risolte, ma anzi aggravate,

    dalla nuova politica; ogni volta mi ha colpito il vedere come, mentre il paese in generale si sviluppa e si ar-ricchisce, parti enormi di popolazione si impoveriscono e perdono quella garanzia di minima sopravvivenza che avevano un tempo. La ristrutturazione economica, per esempio, ha messo pericolosamente in giro una enorme massa vagante di operai in cerca di lavoro a giornata. Si tratta di 120 milioni di persone che, fino a quando leconomia tira, contribuiscono alle finanze delle

    famiglie lasciate nelle campagne, ma il giorno in cui la ristrutturazione dovesse fallire potrebbero, per disperazione, di-ventare la miccia che appicca il fuoco agli agglomerati urbani in cui sono ora accampati.

    Con la svolta voluta da Deng Xiaoping, la Cina, come tutti

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    gli altri paesi dellAsia, s‟È messa sulla via dello sviluppo indi-cata dallOccidente. Come tutti gli

    altri paesi, anche la Cina ha accettato questa come l‟unica forma di modernit… possibile e ha

    deciso che lessere parte del mondo globale, propugnato innan-zitutto dagli Stati Uniti, È lunica

    alternativa politica. Eppure la modernit…, come ogni forma di sviluppo, non pu• che essere frutto

    di una cultura, di una esperienza, di un proprio cammino e non pu• bastare importare dall‟estero

    modelli e fabbriche, non pu• bastare mettere le proprie masse di operai sottopagati al servizio di

    capitali stranieri, interessati solo a produrre cose utili a se stessi, per sviluppare davvero un paese antico e diver-so come la Cina.

    Le conseguenze sociali del perseguimento di una politica ora tutta puntata sul profitto e determinata solo dalle regole del mercato sta producendo in Cina gli stessi scompensi e gli stessi sconquassi sociali che si sono visti in altri paesi del Sud-Est asiatico. Per il momento, per•, la Cina, pur avendo

    gi… le de-formazioni strutturali che hanno portato quei paesi alla crisi - la corruzione dilagante, la natura nepotistica del capitalismo, un sistema bancario instabile - sembra sfuggire alla ultime conse-guenze: la speranza generale - specie in Occidente - È che la Cina si salvi e con ci• salvi tutti.

    E se non succedesse? E se questo modello di modernit… non desse i risultati sperati? E se la

    globalizzazione, tanto vantata come panacea di tutti i mali, come unico antidoto contro guerre e conflitti, fallisse? La reazione nella Cina che - non va mai dimenticato - È immensa e rappresenta sempre un quarto dell‟umanit…, potrebbe essere pericolosissima perch‟ sarebbe principalmente

    una reazione di rigetto, di rigetto di tutto quel che È importato, che È occidentale. La fine del ?miracolo asiatico? ha ammansito tutte le ?ti-gri ?, ma non È affatto sicuro che lo stesso succederebbe con il drago cinese. Al contrario. La Cina È una grande potenza, È armata nuclearmente e non avrebbe altra via per ritrovare una sua coesione interna che quella dellarroganza nazionalisti-ca. In questo senso la Cina rappresenta una mina vagante di cui È impossibile non preoccuparsi.

    Anche se il peggio fosse evitabile, È gi… terribilmente triste vedere la Cina che rinuncia

    progressivamente alla sua diversit… per diventare sempre di pi un paese come tutti gli altri. Ô

    tri-ste per moltissimi cinesi ed È triste per certi stranieri come me che, non avendo mai visto la Cina come un grande mercato, ma come una diversa esperienza di civilt…, hanno speso anni a cer-

    care di capirla, finendo per averci una storia che È stata anche una storia damore. t.t.

    Orsigna, settembre 1998

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    prefazione

    diventai Deng Tiannuo nel 1968.

    A quel tempo la Cina era nel mezzo della Rivoluzione Culturale e Mao a Pechino era la scintilla che accendeva la fantasia della giovent occidentale ispirata dal suo messaggio antiauto-ritario.

    Vista da lontano, la Cina appariva come il paese pi creativo e Mao un genio impegnato nel pi

    grande esperimento di inge-gneria sociale che l‟umanit… avesse mai tentato: la ricerca di una

    societ… pi— giusta e pi umana.

    Da che mondo È mondo le giovani generazioni si sono sem-pre lasciate affascinare dalle idee nuove e spesso hanno dimen-ticato di considerare le conseguenze che quelle causano nella pratica. La mia generazione non fu da meno e molti furono af-fascinati dalla grande illusione rappresentata da Mao e dalla sua Cina. Se il nostro era un mondo vecchio e imperfetto, se le spe-ranze del passato erano state frustrate, ecco una nuova occasio-ne. La Cina non sarebbe stata unaltra Unione

    Sovietica o unaltra Cuba. La Cina era qualcosaltro. E cos• la Cina divenne un mito, appunto ?il

    mito dellaltro?.

    Io volli andare a vederlo coi miei occhi e mi preparai stu-diando la lingua, la storia, la politica cinese e dandomi un nome cinese, Deng Tiannuo, in modo da essere meno straniero quan-do mi fosse finalmente toccato di vivere fra cinesi. Mi ci vollero anni di attesa, perch a quel tempo solo

    pochi fidati ed eletti venivano ammessi in ? paradiso ?. Dovetti aspet-tare che Mao morisse e che Deng aprisse le porte della Cina per far rotta con la famiglia verso Pechino.

    Ci arrivai nel gennaio 1980 e mi fu subito chiaro che la real-t… era meno affascinante dei sogni.

    Andai a cercare quella spe-ciale forma di socialismo che si diceva fosse stata costruita in Cina, ma non trovai che le rovine di un esperimento fallito ma-lamente. Andai a cercare quella nuova cultura

    che doveva esser nata dalla rivoluzione e non trovai che i mozziconi di quella vecchia, splendida cultura che nel frattempo era stata sistema-ticamente distrutta.

    Fra le varie porte che Deng aveva aperto cerano anche quelle dei campi di

    concentramento dei campi di ? rieducazione at-

    traverso il lavoro? in cui almeno venti milioni di intellettuali

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    erano finiti a causa del loro disaccordo col regime. Incominciai cos• a incontrare quelle che erano state le vittime della follia di Mao e ben presto capii che il sogno di Deng Tiannuo era stato lincubo della Cina.

    Leggere, a tavolino, nellovattata atmosfera della Columbia University a New York, gli slogan di Mao, tipo: ? Non tagliate le teste della gente perch non sono come i cavoli che ricresco-no? era

    stato di grande ispirazione; diverso era scoprire, sul posto, che un sacco di teste erano state tagliate, che un sacco di gente era stata torturata e che, alla fine della cosiddetta ? Ri-voluzione Culturale ?, la Cina era ridotta a un deserto affollato da gente impaurita e disorientata.

    Al contrario di quella di Mao, la Cina di Deng Xiaoping si lasciava vedere da vicino. La gente parlava quasi liberamente e per un po persino i muri raccontavano storie di ci• che era ve-ramente

    accaduto. Il ?muro della democrazia? divenne una delle migliori fonti.

    Fu un momento particolare, unoccasione unica che non si poteva perdere e cos• viaggiai, viaggiai dovunque mi fu possi-bile, dallangolo pi occidentale della Cina, nella provincia del Xinjiang,

    alla punta pi orientale, nella provincia dello Shan-dong, dalla Manciuria del Nord allisola

    tropicale di Hainan nel Sud. Non sempre fu facile, perch latteggiamento dei fun-zionari comunisti

    cinesi non era in fondo molto diverso da quello del mandarino dellOttocento che, incontrando per

    la pri-ma volta uno straniero che parlava cinese, si rivolse al proprio sÈguito e chiese: ? Chi È il traditore che gli ha insegnato la no-stra lingua?? Tentai di vivere in una normale casa cinese, in un quartiere cinese, ma mi fu assolutamente impossibile. Gli stranieri posso-no abitare solo entro il recinto del cosiddetto ?quartiere diplo-matico?, le cui porte dingresso sono giorno e notte

    guardate da poliziotti armati e dove ogni movimento di chi entra e di chi esce viene registrato. Cercai di conoscere dei cinesi, di avere rapporti con loro, ma anche questo si dimostr• complicato

    perch ogni contatto ? non ufficiale? fra uno straniero e un cittadino della Repubblica Po-polare Cinese È un contatto ?illegale?, anche se nessuno ricor-da la legge che sostiene questo. Un anziano e colto signore, che avevo incontrato un paio di volte poco dopo essere arrivato a Pechino e da cui volevo prendere lezioni di calligraf•a, mi fece sapere, attraverso un comune conoscente, che non dovevo pi farmi vivo con lui. Era stato chiamato dalla polizia e gli era stato detto che poteva, si, con-tinuare a vedermi, ma a condizione che ogni volta scrivesse un rapportino su quanto sera fatto e sera detto. Per lui questa era unumiliazione troppo grossa e cos• non ci si

    vide pi. Nella Cina di oggi un giornalista straniero che voglia incon-trare un qualsiasi funzionario o semplicemente vedere uno scrit-tore, un pittore, un professore universitario o un operaio di una fabbrica deve anzitutto presentare una domanda scritta a un ap-posito ufficio. Se il permesso viene accordato, lincontro si svolge nella solita stanza dei ricevimenti che ogni ufficio, fab-brica, scuola, ospedale o caserma possiede, dove tutti stanno seduti su poltrone coi pizzi bianchi, alla presenza del segretario del partito locale, con qualcuno che prende nota delle domande e delle risposte. Questa procedura mi fece presto passare la voglia di incontrare la gente passando per la via ufficiale e cos• mi misi alla ricerca di una mia via per conoscere la Cina. Cominciai a viaggiare in treno, ma non negli speciali scom-partimenti a ?sedili morbidi? per stranieri, bens• in quelli a ?sedili duri? dove stanno i cinesi. Cominciai a girare in bici-cletta attraverso le province incontrando cos• gente comune, ascoltando semplici contadini che raccontavano le storie dei lo-ro villaggi e delle loro famiglie. Essendo interessato ai vecchi giochi e passatempi di Pechino, mi misi

    ad allevare grilli e piccioni e a frequentare i piccoli mercati della capitale, dove in-contravo regolarmente dei vecchi che minsegnavano quellarte antica di fare ?concerti? con gli animali.

    Lentamente venni a conoscere una splendida, umana Cina, una Cina su cui non avevo molto sognato, ma una Cina molto pi vera e particolare di quella che i funzionari del governo e la

    stampa del regime presentavano al mondo esterno. In questo modo feci anche le mie piccole scoperte: in Tibet, per esempio, mentre il resto del gruppo con cui ero costretto a viaggiare andava a visitare la solita fabbrica ?Bandiera Ros-sa?, io, con una bicicletta presa in prestito, riuscii, da solo, a raggiungere il posto dove avvenivano i ?funerali del cielo?, unantichissima cerimonia che

    le guide cinesi dicono non esista pi e in cui i corpi dei morti tibetani vengono tagliati a pezzi e dati in pasto agli avvoltoi.

    Ma, cos• facendo, lentamente mi allontanai dalla via che mi

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    era stata assegnata e, come nella favola del castello magico in cui l‟ospite sa che pu• fare tutto

    tranne che aprire una certa porta perch altrimenti libererebbe gli spiriti malvagi, io non potei che

    aprire quella porta. E puntualmente gli spiriti malvagi mi saltarono addosso.

    Dopo pi di quattro anni in Cina, fui arrestato, interrogato e per un intero mese, come fossi un cinese, fui rieducato. Eppure, proprio perch venni trattato come un cinese, mi fu data la

    straordinaria possibilit… di un ultimo, eccezionale viaggio: que-sta volta nel cuore di tenebra della

    Cina. Improvvisamente mi trovai come inghiottito nel ventre della balena e costretto a fare lesperienza di quel potere poliziesco di cui avevo solo sentito parlare e che, nonostante gli enormi cambiamenti avvenuti di recente nel paese, resta il terrore di un miliardo di cinesi. Alla fine, accusato di un crimine che non avevo commesso, fui espulso.

    Lu Xun, il grande scrittore della Cina prerivoluzionaria, la-veva gi… detto alcuni decenni fa: ?

    Quando vuoi affogare un ca-ne, accusalo davere la rabbia?. La mia ?rabbia? È stata la pre-tesa di

    rompere il muro che mi separava dalla realt… del paese. Il mio crimine È stato quello di aver

    scritto di una Cina non addomesticata. Il mio crimine È stato laver cercato una via du-scita dal

    labirinto di proibizioni e tab che avrebbero dovuto tenermi lontano dalla gente.

    Il m•o crimine È stato laver provato a essere un uomo fra uomini, laver cercato di scrollarmi di

    dosso quellinsopportabi-le sensazione di essere sempre uno straniero fra cinesi.

    Hong Kong, 1984

    1. ? Liberi d• volare, ma solo in gabbia

    La Cina di Deng Xiaoping al centro del centro della Cina c‟È un cadavere che nessuno ha il

    coraggio di portar via. Avvolto nella bandiera rossa del par-tito, protetto in una bara di vetro, dentro un enorme mausoleo in mezzo alla piazza della Pace Celeste, il corpo imbalsamato di Mao rappresenta il legame simbolico della Cina di oggi col suo passato, ma anche il punto di riferimento per il suo futuro. Deng Xiaoping, luomo che ha preso il posto di Mao alla testa del

    paese, ha ?messo il cielo in terra e la terra in cielo?, come dicono i cinesi per descrivere gli immensi mutamenti che sono avvenuti sotto di lui, ma si È fermato dinanzi a questo im-ponente monumento di marmo e granito in cui sono stati mu-rati, a uso dei posteri, i princ•pi ideologici della Cina. Al contrario di Mao, Deng Xiaoping non scrive di poesia, la sua filosofia È semplice buonsenso. Al contrario di Mao, non ha fatto mettere n statue n ritratti di s in giro per il paese,

    ma nei sette anni in cui È stato al potere ha dimostrato di essere uno dei pi grandi

    rivoluzionari che la Cina abbia conosciuto perchha tirato gi quel che Mao aveva messo in

    piedi, ha lodato quel che Mao aveva deprecato, ha cercato di ricostruire quel che Mao aveva distrutto.

    Nella sua follia, per•, Mao aveva avuto una logica: era con-vinto che la rivoluzione avesse

    sprigionato tali e tante energie da far s• che i cinesi potessero avventurarsi su strade che nessun

altro popolo aveva esplorato in cerca di giustizia e di felicit…. Per questo sbarr• la Cina a

    qualsiasi influenza ..tramer… e tent• di costruire una societ… completamente nuova, una

    societ… in cui ognuno, secondo le sue capacit…, avrebbe dovuto dare il me-glio di s per il bene

    comune. Il suo progetto fall• e, con la Rivoluzione Culturale, Mao coinvolse il paese in una disastrosa guerra civile.

    La situazione che Deng Xiaoping si trov• a ereditare era

    drammatica: i contadini scontenti, le minoranze riottose lungo

    le frontiere, gli intellettuali delusi, i giovani incolti, lesercito

    debole e il paese isolato sulla scena internazionale. Ci voleva

    coraggio per raccogliere i cocci di questo disastro e fare i conti

    con unutopia che tutto sommato aveva ispirato e coinvolto milioni

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    di persone, specie i giovani. Deng ebbe questo coraggio e, da ?vecchio con unenorme fretta?

    (Deng ha oggi ottantanni), si mise al lavoro con le sue riforme.

    Mao aveva dato pi peso alla politica che alleconomia, con-dannando con ci• la Cina al

    sottosviluppo. Deng rovesci• que-sta priorit… lanciando le sue ? Quattro Modernizzazioni ?. Con

    l‟idea di costruire la sua ?nuova societ…?, Mao aveva perseguito, come altri rivoluzionari del suo

    tipo, da Stalin a Polpot, il piano, profondamente sacrilego, di creare un ?uomo nuovo?. Deng, avendo visto i disastri cui questa idea aveva portato, restitu• luomo alla natura, liberandone gli

    istinti. Mao aveva insistito sugli incentivi spirituali anzich su quelli materiali, Deng parl• subito di

    ?migliorare il livello di vita del-la gente?. Da quando Deng È al potere non c‟È un aspetto della

    vita cinese che non sia stato toccato o cambiato dalla sua poli-tica, e la Cina di Deng Xiaoping si presenta ormai anche fisi-camente diversa da quella di Mao.

    La Cina di oggi È un paese come tanti altri in cui la gente parla, in cui i giovani portano abiti colorati, in cui gli amanti si abbracciano, in cui i bambini, alla domanda: ? cosa vuoi fare da grande?? rispondono: ?il pilota?, ?il dottore?, ?il macchini-sta? e non, come dicevano fino a poco tempo fa: ?quel che vorr… il partito?.

    Il panorama delle grandi citt… cinesi si È arricchito con le sagome dei vasti blocchi di

    appartamenti e dei grattacieli vo-luti da Deng Xiaoping. Le campagne non si presentano pi come

    ununica distesa di un solo colore, ora che i campi sono divisi in tanti appezzamenti in cui ogni famiglia coltiva quel che vuole.

    Limmagine propagandistica di Mao era un gruppo di conta-dini sorridenti seduti in circolo a studiare lultimo editoriale del Quotidiano del Popolo. Quella di Deng, ugualmente falsa, ma nondimeno significativa, È apparsa recentemente in tutti i gior-nali cinesi: una famiglia contadina che sta in piedi, piena di or-goglio, accanto allautomobile giapponese appena comprata. Deng ha

    rovesciato, contraddetto, rimodellato tutto ci• che era stato tipico di Mao. Una sola cosa, per•, non

    ha toccato: la cornice ideologica nella quale il paese si muove. Il marxi-smo-leninismo e il pensiero di Mao restano i princ•pi guida del paese e il Partito Comunista cinese resta il centro monopo-listico di tutto il potere. Per questo, pur apparentemente ardite, le riforme di Deng vengono ridimensionate o addirittura cancel-late ogni volta che esse minacciano i princ•pi. Per questo le li-bert… che sono state appena concesse vengono di nuovo elimi-nate ogni volta che viene messa in

    discussione lindiscutibile legittimit… del partito a governare l‟intero paese. Uno dei pi decisivi

    passi di Mao verso la sua utopia fu la fondazione delle Comuni Popolari, nel 1958. Una delle mosse pi coraggiose, e per questo pi cariche di conseguenze, di Deng Xiaoping È stata appunto

    quella di smantellare le Comuni liberando cos• i contadini dalle restrizioni collettivistiche e dan-do il via alle enormi energie imprenditoriali finora represse di milioni di persone. I risultati sono stati impressionanti: la produzione agricola È aumentata a un ritmo doppio di quello degli ultimi ventanni, la manodopera, in passato superflua, si È riversata nelle varie attivit…

private; mercatini privati sono sorti in ogni parte del paese e lintroduzione della moneta fra i

    contadini ha trasformato improvvisamente le campagne in un gigantesco mercato nero in beni di consumo. ? Mao ci ha liberato. Deng ci ha fatto ricchi ?, suona uno de-gli slogan pi comuni che

    si vedono nelle campagne. ? Trentanni fa stavamo con una vacca, ora stiamo in una ca-sa a due

    piani?, scrivono i contadini sui muri delle loro nuove abitazioni appena finite. Quanto durer… questo cosiddetto ?sistema della responsabilit…?? Gli appezzamenti di terra, dati

    ai contadini in gestione priva-ta sulla base ai contratti annuali, sono gi… sfruttati al massimo. Per

    mantenere lattuale tasso di crescita occorrono investimenti, ma i contadini non sono affatto disposti a mettere soldi nella terra che non appartiene loro. Deng per questo si trova di fronte a una semplice scelta: o lascia che le forze di mercato facciano il loro gioco e permette ai contadini di successo di ingrandire i oro appezzamenti a scapito dei loro vicini meno abili, o lascia che sia lo Stato a razionaiizzare lagricoltura combinando piccoli appezzamenti in appezzamenti pi grandi,

    ma dando cos• il via a quel processo di collettivizzazione che fu introdotto negli anni 50 e la cui

    reintroduzione preoccupa i contadini pi di ogni altra cosa.

    Lo stesso vale per il settore privato delleconomia. Mao laveva abolito. Deng non solo lo ha

    riammesso, lo ha persino incoraggiato:

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    ora ci sono in Cina ristoranti, alberghi e caffÈ pri-vati, ci sono sarti, parrucchieri, medici, commercianti privati, ci sono imprese di costruzione e di trasporto private, ci sono scuo-le private. Tutte queste attivit… impiegano milioni e milioni di persone, specie giovani che sarebbero

    altrimenti disoccupati o sottoimpiegati. La logica interna a queste imprese È crescere e svilupparsi, ma non ci sono finora leggi che ne stabiliscano i limiti e che ne garantiscano il diritto alla sopravvivenza. Il con-cetto di fondo, ripetuto costantemente dai dirigenti comunisti, È che leconomia deve rimanere socialista mentre il settore priva-to deve muoversi nella cornice del piano nazionale. ?Ô come un uccello?, mi ha detto uno degli economisti di punta di Pechino, ?libero di volare, ma solo in gabbia.

    Mao aveva una visione di come la Nuova Cina avrebbe do-vuto essere. Deng non ne ha alcuna e molte delle sue riforme sono esperimenti fatti per risolvere ora questo ora quel proble-ma, ma senza lintenzione di accettarne tutte le conseguenze. Deng vede per esempio la necessit… di importare

    tecnologia oc-cidentale, ma non intende importare lideologia che lha prodot-ta. Per questo da la

    sua approvazione alla campagna contro l?inquinamento spirituale?.

    Per pacificare le minoranze e rifarsi un po di rispettabilit… con lopinione pubblica internazionale,

    Deng proclama la ?libert… di religione?, ma vuole che questa libert… sia limitata a religioni come

    lislam, il lamaismo, il cristianesimo, che coin-volgono un numero limitato di abitanti; non vuole affatto che questa ritrovata libert… provochi una rinascita e una rifioritura del buddismo e del

    taoismo, che sono le religioni tradizionali delle masse cinesi e per questo le pi pericolose. Deng

    vuole sviluppare lindustria, ma non vuole dare tutto il potere decisionale ai manager e ai tecnici. Lultima parola ha ancora da essere del segretario del partito.

    Deng si rende perfettamente conto che non ci pu• essere mo-dernizzazione se non c‟È

    partecipazione degli intellettuali, ma non vuole dare loro la libert… di pensare e di esprimere le

    pro-prie opinioni. Ogni volta che costoro provano a mettere in di-scussione il potere e le sue decisioni, vengono immediatamente messi a tacere.

    Deng È affascinato, incuriosito dal capitalismo e dai suoi ov-vi successi e per questo da ordine di studiarlo, di sperimentarne i metodi, ma nelle due scuole di management, appena aperte a Shanghai e a Dairen, dove giovani cinesi dovrebbero imparare la ?scienza capitalistica?, fra le materie di studio ci sono anche il marxismo-leninismo e il pensiero di Mao. Quel che Deng Xiaoping vuole È migliorare il sistema socialista, per renderlo pi efficiente, quali che siano i mezzi, ma non vuole

    certo cam-biarlo n tantomeno fare della Cina un paese capitalista. Questo È ci• che l‟Occidente,

    nellentusiasmo daver risco-perto la Cina come un enorme mercato e anche come un poten-ziale alleato contro lUnione Sovietica, tende a dimenticare: la Cina di Deng Xiaoping È e vuol restare un paese comunista. Come tale, il sistema cinese ha alla lunga molta pi affinit… col sistema

    sovietico che con quello europeo, americano o giap-ponese. Cos• come la sinistra si fece incantare dal maoismo, la destra si fa oggi incantare dal denghismo. I cinesi restano i pigrandi illusionisti

    del mondo. Solo lillusione cambia. Mao mor• il 9 settembre 1976. Un mese dopo, nel corso di un ben concepito e ben eseguito colpo di Stato da parte della vecchia guardia nel partito e nellesercito,

    venne arrestata quel-la che i cinesi e per questo tutti gli altri ora chiamano la ? Ban-da dei Quattro?. Un punto per• deve essere chiaro: la Banda dei Quattro come tale non È mai esistita ed È una pura

    inven-zione di Deng Xiaoping per poter addebitare tutti i crimini del-la Rivoluzione Culturale a un numero limitato di persone, ap-punto quattro, fra cui la vedova di Mao, invece che al vero col-pevole, cioÈ il Partito Comunista cinese con i suoi milioni d membri.

    Col colpo di Stato e con la successiva campagna di accuse contro i radicali maoisti, si ebbe limpressione che in Cina si fosse allalba di una nuova era. Il togliere i ritratti di Mao dagli edif•ci pubblici, lannunciare che i criminali del passato sareb-bero stati processati e puniti, come le aperte discussioni sugli errori della Rivoluzione Culturale e la libert… di dire la sua al ?muro della

    democrazia? fecero credere a moltissima gente, sia in Cina sia allestero, che Deng Xiaoping

    volesse davvero voltare pagina e scrivere un capitolo completamente nuovo della storia cinese. Alcuni arrivarono persino a pensare che il monopolio di potere e di verit…

    detenuto dal partito comunista fosse

    fin•to, e un giovane dissidente, Wei Jingsheng, ebbe il coraggio di invocare

    pubblicamente ?la quinta modernizzazione ?, la democrazia, senza la quale -

    diceva lui - le altre quat-

    rø non avrebbero mai potuto essere realizzate. Era stato Deng

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    Xiaoping a far aprire il ?muro della democrazia?, e fu lui a farlo chiudere e a mandare Wei Jingsheng in galera per quin-dici anni.

    La ? Primavera di Pechino ?, come quel breve, ma intensissi-mo periodo di libert… fin• per

    essere chiamato, termin• alla svelta, e quella produzione artistica e letteraria che era sboccia-ta fra il 1979 e il 1980 riaffond• presto nell‟ottusit… dell‟orto-dossia.

    La privatizzazione delleconomia e la rottura del modello so-ciale di produzione collettiva in cui ognuno era il poliziotto del-l‟altro, per•, avevano definitivamente allentato i controlli sulla

    popolazione, e questo costrinse Deng Xiaoping a mettere in atto la ?quinta modernizzazione?, non, per•, quella voluta da Wei Jingsheng, bens• la modernizzazione dellapparato poliziesco del paese.

    Deng ha diviso il vecchio ministero della Pubblica Sicurezza in due corpi separati: uno incaricato come prima del-la popolazione locale; laltro, con competenza sugli stranieri in Cina, dello

    spionaggio e del controspionaggio. Intere unit… del-lEsercito di Liberazione Popolare sono state

    trasferite sotto il comando dei due nuovi corpi di polizia, cui sono stati ugual-mente messi a disposizione ingenti capitali.

    Il modello ideologico e strutturale di questi nuovi organi È quello del kob sovietico. I metodi usati sono gli stessi. Proprio perch la Cina si È ora aperta al mondo e proprio perch sempre pi cinesi

    vengono in contatto con stranieri e con idee straniere, i controlli politici e la repressione debbono essere pi severi. Da qui laumentato potere degli organi di polizia e la recente ondata di

    esecuzioni in tutta la Cina.

    Molte delle speranze del 1978-79 si sono dimostrate dunque delle illusioni. Eppure il regime di Deng Xiaoping resta popo-lare specie perch la gente si rende conto che le uniche alterna-tive sono

qualcosa di peggio: il ritorno allideologia radicale del maoismo, sotto forma di una dittatura

    militare poliziesca, o il semplice caos.

    Questa È la ragione per la quale la gente sta dietro a Deng, ed È per questo che lunica opposizione

    al suo regime viene dal-linterno del regime stesso, vale a dire dai ranghi dellesercito e del partito

    dai quali Deng non È ancora riuscito a sradicare completamente i seguaci dei radicali. I simpatizzanti del passato maoista in Cina sono ancora moltissimi e si trovano appunto nelle due strutture da cui il regime dipende. Al momento si camuffano, si tengono nascosti, ma aspettano solo loccasione di rialzare la testa e rifare i conti con la loro storia. La guerra per bande che fu caratteristica della Rivoluzione Culturale non È affatto finita. Le bande esistono ancora come vere e proprie societ… segrete, tenute assieme da vecchie realt… e vecchi compromessi.

    Grazie al suo prestigio personale, Deng È finora riuscito a tenere a bada queste ? forze oscure? allinterno del suo regime. Se, una volta morto Deng, i suoi eredi designati, Zhao Ziyang alla testa del governo e Hu Yaobang alla testa del partito, riusciranno a fare lo stesso resta una domanda senza risposta. Il tempo ha in questo un ruolo importante e gioca a favore di Deng Xiaoping perch

    pi lui rimane e pi aumentano le possibilit… di sopravvivenza dei suoi eredi. ?Se solo Deng

    potesse campare ancora centanni ?, si sente dire dalla gente preoccupa-ta della mortalit… di Deng.

    Quando quel giorno verr…, Deng la-scer… ai suoi successori una Cina in migliori condizioni di

    quel-la che lui si trov• a ereditare. Solo che sar… una Cina senza pi—alcuna fede e senza ideali.

    Con la sua folle utopia, Mao aveva, almeno allinizio, ispi-rato la gente, alcuni li aveva fatti

    sognare. I giovani avevano davvero creduto di essere allavanguardia di un movimento ri-

    voluzionario che avrebbe spazzato il mondo. ? Per la rivoluzio-ne si poteva morire?, mi ha detto un giorno un trentenne ex Guardia Rossa, ? ma ora si potrebbe morire per un frigorifero? ? La vecchia Cina era un mondo a s che si credeva il centro delluniverso. Tenendola chiusa e protetta

    da ogni influenza esterna, mentre al suo interno cercava di costruire una societ… nuova e

    completamente cinese, Mao Tsetung aveva continuato a perseguire questa finzione. Aprendone le porte sul mondo, Deng ha rotto lincantesimo e ora la Cina deve penosamente accettare il fatto di essere quello che È: semplicemente un paese sottosviluppato, anche se il pi grande di tutti. La

    vecchia Cina È morta, la nuova Cina di Mao non È mai nata e quella di Deng, avendo rinunciato appunto a essere un universo a s, lotta ora per diventare, al massimo, una copia del resto del

    mondo. I cinesi si meriterebbero davvero di pi.

    ; Tutti e due in seguito epurati dallo stesso Deng Xiaoping che ha poi scelto come successore

    Jiang Zemin. (N.d.A.)

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    Gi… È strano, quando nelle grandi occasioni socialiste i cinesi mettono sulla piazza Tienanmen i quattro ritratti di Marx, En-gels, Lenin e Stalin, pensare a come questo grande paese con tutta una sua enorme storia e cultura sia dovuto ricorrere alle idee di questi quattro estraneissimi signori occidentali per cer-care la cura dei suoi mali. Ancor pi triste È vedere come i ci-nesi, che certo

    possiedono enormi energie culturali, non hanno loccasione di utilizzarle.

    Quella bara di vetro nel centro di Pechino non contiene sol-tanto i resti mortali di Mao e i cocci della sua utopia. Contiene anche un impegno simbolico a unideologia che ha portato la Cina alla

    Liberazione, ma lha anche ristretta nel suo sviluppo materiale e spirituale.

    Oggi quella ideologia, il comunismo, ha esaurito la sua crea-tivit…, ha perso la sua abilit… di

    ispirare e di commuovere e ha soltanto mantenuto la capacit… di tenere assieme il paese con la

    paura e la repressione.

    Fino a quando quel cadavere rester… al centro del centro della Cina, i cinesi non avranno la

    libert… di decidere il loro destino, n la fantasia di inventare il loro futuro.

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