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COSA NE E' DELLA FAMIGLIA

By Wendy Gomez,2014-08-29 10:33
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COSA NE E' DELLA FAMIGLIA

COSA NE E' DELLA FAMIGLIA

     PROVINCIA DI BRESCIA PALAZZO BROLETTO Piazza Paolo VI, 16 _______________ tel. n. 030/3749204

    COSA NE E'

    della FAMIGLIA ?

    Evoluzione storica

    Legge 19 maggio 1975 N.151

    Separazione e Divorzio

    Unicità o pluralità dei modelli familiari

    a cura

    dell'Avv.MARIANTONIA PIOTTI

    Consulente legale della Commissione PAri

    Opportunità

    della Provincia di Brescia

    con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura e Pubblica Istruzione della Provincia di Brescia

    Brescia, marzo 1997

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COSA NE E' DELLA FAMIGLIA

    Prefazione

     La Commissione per le Pari Opportunità tra uomo e donna della Provincia di Brescia intende aprire con questa pubblicazione un percorso di riflessione e di ricerca su una tematica complessa e sempre attuale, quella della famiglia.

     Il testo affronta l’argomento da un punto di vista molto specifico, ma non per questo settoriale, quello del diritto, ripercorrendo la storia delle istituzioni familiari in termini giuridicamente rigorosi, ma molto attenti a cogliere i problemi e le prospettive dell’oggi, facendo tesoro di una esperienza maturata sul campo, con intelligenza e passione.

     Il progetto nasce dallo Sportello Donna, che è stato in questi ultimi due anni una importante finenstra sulla relatà bresciana, e che ci ha reso evidente tra le altre l’esigenza di garantire una maggiore informazione sul diritto di famiglia, su quel complesso di norme che regolano tanti aspetti quotidiani della vita di ciascuno di noi.

     A vent’anni dalla approvazione del Nuovo Diritto di Famiglia (Legge n. 151 del 1975), che ha certamente introdotto e sancito modifiche importanti nella relazione tra i due sessi e nei rapporti tra genitori e figli, molti giovani, uomini e donne, scelgono il matrimonio senza alcuna

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    chiarezza su ciò che li attende e che potrà essere determinante per il loro futuro.

     Le più giovani generazioni, che non hanno vissuto il travaglio della trasformazione e della conquista di norme più adeguate alla nuova sensibilità maturata soprattutto tra le donne, sembrano dare per scontata una parità di diritti e di doveri, che, se anche recepita dalla legge, ha bisogno di essere conosciuta per essere esercitata nella sua pienezza con la conseguente assunzione di responsabilità che ne deriva.

     Non a caso il titolo è posto in forma interrogativa. Non vi sono risposte certe o medelli stereotipari, piuttosto un pressante richiamo a concetti fondamentali come libertà, rispetto dell’altro e senso di responsbailità nelle scelte.

     Data la molteplicitò di significati e di esperienze comprese in ciò che noi chiamiamo “famiglia” nessun lavoto su qiesto tema può pretendere di essere esaustivo.

     Come ben esplicita l’autrice nelle pagine

    introduttive, siamo consapevoli che il discorso non può esaurirsi su un piano strettamente giuridico: ci proponiamo di sviluppare su queste tematiche ulteriori riflessioni.

     Ringraziando innanzi tutto l’autrice, ma anche, in particolare, l’Assessorato alla Pubblica Istruzione della

    Provincia e il Provveditorato agli Studi per il sostegno all’avvio di questo progetto, affidiano questo primo

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    strumento di lavoro a quanti sono interessati a condividere

    con noi questo cammino di ricerca.

Brescia, ottobre 1997

    Tina Venturelli Annalisa Voltolini

    Presidente della Commissione Consigliera Provinciale

    Pari Opportunità delegata

    Provincia di Brescia Pari Opportunità e Giovani

     Provincia di Brescia

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    PREMESSA

    Ho accolto con entusiasmo l'incarico della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Brescia la quale, rivolgendosi in particolare ai giovani nell'ambito di un progetto culturale che tende a formare e a prevenire attraverso l'informazione, mi ha chiesto di redigere questo lavoro, il quale nasce dalla mia esperienza professionale e dall'attività svolta presso lo "Sportello Donna" quale consulente sui rapporti familiari. Formare i futuri cittadini oggi per prevenire il disagio di domani è l'obiettivo forse un po' ambizioso della pubblica-zione che si rivolge contestualmente alle ragazze e ai ragazzi, ma anche agli adulti, genitori e insegnanti, con il proposito di approfondire insieme i temi trattati e il confronto avviato sui medesimi.

    La scelta dell'ambito familiare non è casuale in un'epoca in cui si parla e si scrive diffusamente dei diritti umani, ma sempre riferiti alla sfera pubblica e al rapporto tra Stato e cittadino, alle discriminazioni politiche, razziali, etniche, religiose.

    La sfera dei rapporti privati e l'evoluzione dei comportamenti ad essi inerenti è stata tradizionalmente affidata alla sensibilità degli individui, all'educazione scolastica e familiare. Ben poco ha elaborato il servizio pubblico in proposito. "Eppure è proprio nell'ambito dei rapporti privati che si compiono i soprusi più gravi, le ingiustizie più intollerabili; è proprio in questo ambito che le violazioni dei diritti umani non ricevono sanzione o sono addirittura legittimate da pregiudizi e discriminazioni. Di fatto è stato tracciato un confine ideale fra comportamenti individuali e collettivi. Ci si

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    batte in piazza per i diritti della gente di colore, nelle università per il diritto allo studio e tornati a casa si impongono le proprie regole, la propria volontà. Perché? Le petizioni e le proteste pubbliche non cambiano la nostra vita, non impongono rinunce” (SALVATORE

    PARLAGRECO, Le Ragioni della tolleranza, Società Editrice Internazionale, pag. XVI).

    Il contrario accade nel privato in cui ogni scelta implica impegno e rinunce e quindi coinvolge l'individuo in prima persona.

    Per questo riteniamo importante rivolgerci al singolo individuo nell'intento di portare con ciò un contributo all'intera collettività attraverso la formazione di cittadini consapevoli e responsabili.

    Il motivo per cui la prima tappa di tale obiettivo è stata individuata nella famiglia è intuitivo.

    La famiglia, istituzione millenaria che nella nostra civiltà è stata a lungo ancorata a modelli rigidi e precostituiti, oggi è in via di rapida trasformazione.

    Gli studi sociologici e i dati statistici ne danno ampia conferma e di fronte a tale fenomeno si levano le più svariate considerazioni e molteplici sono i toni allarmistici di chi rimane disperatamente ancorato ai vecchi modelli e si trincera in catastrofiche previsioni.

    La Commissione Pari Opportunità ha inteso introdursi in tale fermento con una scelta a mio parere UTILE e

    CORAGGIOSA.

    UTILE perché, non attendendosi ritorni immediati, individua un obiettivo di medio-lungo periodo che, attraverso la

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    conoscenza e la riflessione, mira a formare e

    responsabilizzare i futuri cittadini.

    UTILE ancora perché ha scelto di rivolgersi ai giovani con un messaggio positivo, sottolineando la strada che fin qui è stata fatta e richiamando all‟impegno individuale per costruire un futuro migliore per sé e per l‟intera società: oggi non è infatti più l‟epoca delle grandi lotte di genere o di categoria (donne contro uomini, studenti contro insegnanti, giovani contro adulti) ma è il momento della ricostruzione di un mondo che sta a ciascuno rendere più libero e

    consapevole.

    La comparazione tra ciò che è stato e ciò che è consentirà di apprezzare il positivo cammino verso il superamento di posizioni gerarchiche ed autoritarie, nonché la maggior attuazione dei principi di libertà e dignità della persona: molti ricorderanno per averlo vissuto, o possono comunque immaginare, cosa significasse un tempo essere “ragazza madre” o avere la qualifica di “bastardo” (ché tale era considerato per la società quello che la legge definiva “figlio

    illegittimo”), o per la moglie essere soggetta alla potestà maritale e per le donne essere divise nella competizione per la conquista del “partito” migliore.

    E‟ quindi importante la memoria storica del passato e del cammino fin qui percorso per meglio apprezzare il valore di ciò che taluno tra i più giovani dà forse per scontato. I problemi della vita di relazione sono però lungi dall‟essere oggi tutti positivamente risolti: la realtà ci prospetta sempre nuove situazioni e l‟individuo si trova spesso di fronte ad un

    bivio in cui gli compete operare le proprie scelte nell‟ambito di una rete più o meno complessa di rapporti interpersonali.

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    La scelta della Commissione si palesa a questo proposito a mio parere CORAGGIOSA, e comunque controcorrente, in un contesto nel quale gruppi e istituzioni non abdicano quasi mai da posizioni cattedratiche finalizzate alla prevalenza della propria linea di pensiero che dovrebbe tradursi, secondo gli obiettivi, in altrettante scelte di vita: si sono infatti coraggiosamente evitate posizioni preconcette con l‟obiettivo primario del riconoscimento della dignità di ogni persona, donna, uomo, moglie, marito, figlia o figlio che sia. In quest‟ottica si è quindi rifuggite dalla tentazione di fornire indicazioni preferenziali di percorso individuando la strada vincente esclusivamente nella corretta impostazione dei rapporti interpersonali: non nella forma quindi, ma nella sostanza delle scelte di ognuno e nel metodo con cui ciascuno saprà gestire la propria vita di relazione e le proprie responsabilità.

    Si tratta di un messaggio semplice, ma incisivo che mi sento di condividere pienamente. Ho messo dunque la mia esperienza umana e professionale a disposizione di chi rifugge da classificazioni e semplificazioni accettando la sfida di confrontarsi con la realtà per dare un senso compiuto alla propria esperienza di vita: in ciò ritengo abbia giocato un ruolo determinante l‟essere donne e provenire da una storia millenaria di condizionamenti ed emarginazione da cui solo recentemente ci siamo affrancate.

    Prima di entrare nel vivo dell‟argomento, avverto l‟esigenza di spiegare come è avvenuto il passaggio dalla mia esperienza professionale alla condivisione del progetto della Commissione Pari Opportunità.

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    Circa vent‟anni fa ho iniziato a dedicarmi alla professione

    forense in ambito familiare, più che per amore del diritto e della tenzone giudiziaria, per l‟innata inclinazione a confrontarmi con le tematiche legate alla condizione femminile, da un lato, e ai rapporti interpersonali, dall‟altro.

    La mia attività nelle aule giudiziarie è sempre stata perciò accompagnata da intensa attività di consulenza stragiudiziale nel tentativo di cogliere lo stato della situazione in cui andavo a verificare l‟entità e la portata del malessere individuale: al legale ci si rivolge infatti, e negli anni scorsi a maggior ragione ci si rivolgeva, nella totale assenza di altri operatori familiari nel campo psico-sociale, nel momento della crisi alla ricerca di una possibile soluzione. Si era in pieni anni settanta, in un momento quindi assai delicato a cavallo tra il vecchio sistema, non solo normativo, ma culturale e sociale, e quello che sarebbe poi diventato il prodotto dei fermenti innovativi degli anni precedenti. Nell‟ambito della mia professione sono stata chiamata a

    verificare, in maniera sempre più diffusa e crescente, la spesso scarsissima consapevolezza della situazione normativa in essere, da un lato, e le troppo alte aspettative rispetto a possibili soluzioni esterne dei personalissimi problemi connessi con le relazioni familiari, dall‟altro.

    Con l‟andar degli anni verificavo man mano nelle donne sempre maggior delusione circa la nuova normativa

    cosiddetta “di parità”, causa i risvolti che ciò comportava.

    Verificavo altresì spesso vanificato il ricorso ai nuovi istituti individuati dal legislatore in riconoscimento del principio di solidarietà familiare e di tutela del coniuge più debole (quale ad esempio la comunione dei beni nel matrimonio). Vedevo

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    sempre più spesso il cambiar strada (con la separazione o il divorzio) non accompagnato da una effettiva conquista di maggior benessere e serenità, allorché tale cambiamento era caratterizzato dal rifiuto ad affrontare e ridefinire le proprie dinamiche personali e relazionali.

    Con l‟andar del tempo avveniva il cambio generazionale e a

    coloro che, vissuti negli anni precedenti, frequentemente non si ritrovavano nella mutata normativa e mentalità, andavano sostituendosi le giovani generazioni.

    Queste ultime apparivano talora inconsapevoli del cambiamento verificatosi, e quindi ancorate a schemi ormai superati, ovvero, al contrario, inclini ad eccessiva sopravvalutazione della trasformazione avvenuta, quasi non residuasse alcunché da conquistare o risolvere.

    Con l‟andar del tempo io stessa cambiavo e dal diretto contatto con le diverse posizioni contrapposte scoprivo il confine tutt‟altro che netto tra le medesime, nonché le molteplici sfumature che era possibile individuare tra le ragioni dell‟uno e dell‟altra nella complessa dinamica dei rapporti familiari.

    Individuavo il malessere di chi in altri tempi mi era parso semplicemente un prevaricatore e sempre più le ragioni di ognuno offuscavano quelle che un tempo sembravano essere verità.

    Constatavo, come è stato da altri acutamente rilevato, che nella vita di relazione “....ogni uomo, influenzato da una

    molteplicità di fattori, interpreta a suo modo l‟ambito entro il quale deve permettere agli altri le libertà che egli chiede per sé” (SALVATORE PARLAGRECO, cit. pag 16).

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