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doc - Telefilm Central

By Kyle Rogers,2014-02-06 17:03
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doc - Telefilm Central

LOS ANGELES OSPEDALE MILITARE

    Il passo di Sydney rappresentava esteriormente ciò che stava provando a livello emotivo da diversi mesi: ansia. In pochi minuti avrebbe finalmente portato Isabelle in un ospedale dove si sarebbero presi cura di lei. Ogni cosa sarebbe tornata al suo posto.

    Una vocina dentro di lei continuava a ripeterle che non sarebbe stato facile: c’erano delle serie probabilità che sua figlia non guarisse, non aveva idea di cosa avrebbero visto una volta svegliata la piccola e soprattutto non riusciva a immaginare cosa avrebbe fatto se Isabelle non si fosse svegliata affatto.

    Avvertendo il disagio interiore della donna che amava, Vaughn le prese la mano sinistra nella sua destra e accompagnò la sua corsa sfrenata verso la stanza in cui avrebbero finalmente rivisto Isabelle.

    “Non vedo l’ora di abbracciarla di nuovo…” sussurrò Sydney.

    “Ci prenderemo cura di lei, non temere” le rispose Vaughn.

    Nello stesso istante Marcus Dixon ed Eric Weiss stavano raggiungendo l’obitorio situato al secondo piano interrato della struttura. Avevano ordine di assistere all’autopsia del corpo di Sloane e sicuramente non vedevano l’ora di farlo. In seguito sarebbe stato cremato e le sue ceneri non

    sarebbero state raccolte in alcun modo: nessuno le avrebbe mai reclamate.

    “Credi che Isabelle guarirà?” domandò Weiss.

    Dixon si fermò un momento e lo guardò intensamente: “Quando la stessa cosa accadde a Nadia…Furono quelli del Quinto Profeta a trovare una cura per lei…”

    “Ma Vaughn e Syd hanno già iniettato la cura nel sangue di Isabelle…La cura indicata dallo stesso Rambaldi!” replicò Eric.

    “Non sono così sprovveduto da credere che la cosa possa essere così immediata, con Rambaldi c’è sempre una seconda faccia della medaglia…E difatti Isabelle non s’è più svegliata da quando è

    partita da Parma…”

    Il reparto di rianimazione dell’ospedale era in subbuglio. Dottori e infermiere continuavano a camminare rapidamente da una corsia all’altra, quasi fossero alla ricerca di qualcosa.

    Quando Sydney notò quell’agitazione, guardò preoccupata Vaughn; spronato dalla moglie, fermò il primo medico che gli capitò a tiro.

    “Dottore mi scusi, sono Michael Vaughn, lei è l’agente Bristow…Siamo qui per vedere nostra figlia” spiegò all’uomo.

    La faccia sorpresa con la quale rispose fu il peggiore auspicio, per i due coniugi. “Stavo per contattarvi…Attendiamo l’arrivo della bambina da mezz’ora, ormai, ma il trasporto è in ritardo…”

    “Il cadavere di Arvin Sloane ha raggiunto l’obitorio?” domandò Sydney.

    “Non ne ho idea, non era di mia competenza… - rispose lui Comunque sono certo che si tratta di

    un semplice ritardo, dovreste andare ad aspettare l’arrivo dell’ambulanza nel parcheggio”

    Il medico si allontanò dopo aver elargito il suo miglior sorriso di circostanza, ma l’animo dei due agenti era ormai in tumulto.

    “Potrebbe esserle accaduto qualcosa…” sussurrò Sydney, tornando verso la porta di ingresso dell’ala rianimazione.

    Sydney e Vaughn rallentarono l’andatura solo quando furono giunti nel parcheggio in cui doveva essere arrivata Isabelle. C’erano due ambulanze posteggiate e poco lontano un furgone corazzato.

    Tuttavia, lo strano silenzio che li attorniava fece venire a Sydney la pelle d’oca.

    “Dove sono?” chiese Syd in un sussurro. Michael non attese un momento di più ed estrasse la pistola, iniziando a puntarla di fronte a sé e a muoversi con circospezione. Syd rimase dietro di lui, seguendolo guardinga.

    Non dovettero aspettare molto per avere una risposta alle loro domande, uno dei due agenti era steso a terra dall’altro lato del furgone. Syd si abbassò a testare il suo battito cardiaco, non ci mise

    più di dieci secondi a capire che era morto.

    “Nessun segno di colluttazione…Non c’è nemmeno sangue…” spiegò a Vaughn.

    “Nemmeno per questi tre…” rispose lui vicino a una delle due ambulanze, dove la luce al neon era

    ancora accesa e il lettino su cui doveva essere stata Isabelle vuoto. L’altro agente e due infermieri

    erano stesi davanti al muso dell’ambulanza, sui loro volti gli sguardi impauriti degli ultimi istanti vissuti.

    Dixon ed Eric raggiunsero l’obitorio che si trovava in fondo a un lungo corridoio stretto e buio; la porta che dava accesso alla morgue era aperta. Immaginando di trovarvi all’interno il medico

    legale, i due entrarono senza particolare attenzione. Dopotutto si trattava di controllare lo stato di un cadavere. Ma lo spettacolo che si presentò ai loro occhi cambiò tutto.

    Vaughn raggiunse Sydney e si guardò intorno, quasi aspettandosi di venire attaccato da un momento all’altro. Preoccupata come non mai, la donna prese in mano il cellulare e contattò i

    colleghi.

    “Dixon, mi senti?”

    “Syd…Venite subito qui…” rispose lui.

    Il tono perentorio di Dixon li convinse che non c’era tempo da perdere. Iniziarono a correre e durante il tragitto verso l’obitorio, Vaughn chiamò Kendall e gli comunicò ciò che era successo,

    chiedendogli di mandare una squadra sul posto.

    Raggiunta la morgue, i due agenti entrarono trafelati e trovarono Dixon piegato sul corpo apparentemente esanime di Isabelle. Le stava praticando il massaggio cardiaco, mentre Eric era al telefono con i dottori e li avvisava di raggiungerli immediatamente.

    “Oh mio Dio!” gridò Syd, correndo verso la figlia e prendendole la mano destra.

    “Isabelle…” sussurrò Vaughn.

    Dixon continuò il massaggio, sudato e preoccupato: “L’abbiamo trovata così…Il cadavere di

    Sloane…è sparito…”

    I due coniugi si voltarono verso l’altro lato dalla stanza, dove notarono un sacco nero vuoto. Si guardarono stupefatti, mentre Syd iniziava a piangere copiosamente.

    “Vaughn, prendi dell’adrenalina!” gridò Dixon. Lui corse verso l’armadietto dei farmaci, ma di adrenalina non c’era traccia.

    “Siamo in un obitorio, non in una camera di rianimazione!” urlò lui.

    Dixon si bloccò col massaggio e provò a sentire il polso di Isabelle, poi ascoltò con attenzione se stava respirando. Proprio in quel momento un gruppetto di dottori arrivò nella stanza; presero Isabelle dalle braccia di Dixon e in pochi istanti era attaccata a un monitor portatile. “Sono riuscito a rianimarla?” chiese Dixon.

    “Sì, ma il polso è debole…Per favore uscite tutti di qui, dobbiamo lavorare…Non appena sarà

    stabile la porteremo di sopra…”

    “Ma…Io voglio restare con lei…” gridò Sydney, in lacrime.

    “La prego, l’aiuta di più se ci lascia lavorare, agente Bristow” rispose lo stesso dottore con cui avevano parlato pochi minuti prima.

    Michael la trascinò con calma fuori dall’obitorio e poi i quattro intrapresero una discussione serrata su ciò che era accaduto.

    “Qualcuno doveva essere in combutta con lui ed è venuto a riprendersi il cadavere…Forse c’era un socio implicato di cui non sapevamo niente…” ipotizzò Eric.

    Michael scosse la testa: “Non è possibile, Sloane era solo a Parma…E tutti i suoi legami con il gruppo di Sorrentano e Luciani, anche se esistevano, finivano con lei…E lei è morta!”

    Dixon da qualche istante guardava Sydney, che non parlava e fissava il muro, seria. “Syd…Cosa stai pensando?”

    “E’ stata una messinscena… - sussurrò Sloane morto, Isabelle in stato catatonico…Era tutto

    finto…”

    “Non è possibile, avevamo constatato il decesso…L’ha dichiarato il medico legale italiano…” replicò Vaughn.

    “Non sarebbe la prima volta che un medico legale italiano constata un finto decesso, non è vero?” gridò lei di rimando.

    Vaughn si zittì in un attimo, ripensando a quando avevano finto la sua morte a Roma per proteggerlo. Dixon guardò entrambi sconsolato, Eric sospirò.

    “Sloane è ancora vivo…” concluse Sydney.

LOS ANGELES OSPEDALE MILITARE

PADIGLIONE DI TERAPIA INTENSIVA

    Quaranta minuti dopo

“E’ difficile spiegare quali siano le condizioni di vostra figlia…” annunciò il dottor Chapman, che si

    stava occupando di Isabelle.

    Sydney sedeva di fianco alla sua bambina e le teneva la mano sinistra stretta fra le sue. Da circa dieci minuti non faceva che piangere.

    “Che intende dire?” chiese Vaughn. Isabelle aveva un bel colorito, sembrava stare meglio di

    quando l’avevano vista a Parma…Era come addormentata.

    “In questo momento è in coma farmacologico, l’abbiamo indotto noi…Ma anche se non l’avessimo fatto, probabilmente sarebbe cambiato poco…Vostra figlia non reagisce ad alcun tipo di

    stimolazione, sembra persa in un sonno profondo senza alcuna possibilità di risvegliarsi…”

    “Ma…come è possibile?” domandò Sydney.

    “Non riusciamo a spiegarlo…scientificamente…E’ come se non volesse svegliarsi…Deve aver vissuto delle esperienze traumatiche e ora…Non c’è niente che noi possiamo fare…”

    Syd rivide per un attimo le immagini di Parma…Isabelle non era sé stessa…Sembrava un mostro inumano, era come posseduta da una forza più grande di lei.

    Ora notava quanto la sua bambina somigliasse a Nadia, perché le ricordava proprio la sorella nel periodo in cui ogni volta che veniva svegliata manifestava i comportamenti violenti e incomprensibili che erano iniziati a Sovogda.

    “Quindi…non c’è…nessuna speranza che si svegli spontaneamente?” azzardò Vaughn.

    Il dottore non rispose subito, non sapeva nemmeno lui cosa dire a quei genitori affranti. “La terremo in coma farmacologico per 48 ore…La speranza è che trascorso questo tempo la

    bambina si svegli…Se così non fosse…”

    “La prego, non continui – lo bloccò Sydney, il cuore a pezzi per il dolore Isabelle è forte…Ce la

    farà”

    Il dottore, poco convinto, lasciò i coniugi soli con la loro disperazione. “Hai ragione, ce la farà…” disse Vaughn, stringendo le spalle di Sydney e dandole un bacio sui capelli. Poi si accostò alla finestra e guardò oltre: non voleva che sua moglie lo vedesse debole e sconsolato come si sentiva realmente.

IL TEMPIO

    Nonostante la sua mano destra stesse stringendo la sinistra di Sydney sotto il tavolo, Rachel non aveva parole di conforto per l’amica. Poteva farle sentire la sua comprensione solo con quel gesto sincero, ma era come se avesse perso la voce.

    La sala riunioni del Tempio non era mai stata così affollata: oltre agli agenti operativi Kane, Sark, Rachel e Sydney, in quel momento c’erano anche Vaughn, Dixon e Weiss. Prima di iniziare il

    briefing, stavano aspettando l’arrivo di Marshall, Anderson e Renée.

    “I dottori…dicono che non sanno se si sveglierà…Le prossime 48 ore saranno decisive” finì di spiegare Vaughn a chi non era stato con loro all’ospedale.

    “Ce la farà sicuramente” disse Sark, non credendo nemmeno lui a ciò che diceva.

    Sydney si divincolò dalla stretta di Rachel sorridendole e si alzò. Eseguendo un movimento quasi spontaneo, si avvicinò al marito e l’abbracciò. Vaughn la strinse, accarezzandole i capelli, mentre

    gli altri li guardavano quasi commossi.

    “Perché la cura non ha funzionato?” chiese Vaughn, senza smettere di abbracciare Sydney.

    “E’ strano, tutti i manufatti di Rambaldi, le sue profezie, i suoi manuali…Finora tutti avevano svolto

    il loro compito alla perfezione, non ha mai lasciato istruzioni che si siano rivelate errate” spiegò Sark.

    “Forse in questo caso è diverso – replicò Kane Questo Quinto Profeta di cui parliamo ormai da

    un anno era la figlia di Sydney…E Rambaldi aveva previsto di usarla per uno scopo preciso”

    “Quale?” chiese Dixon.

    In quel momento entrarono nella stanza anche Anderson e Renée, seguiti da Marshall. “Ho finito le analisi del sangue di Isabelle – spiegò il genio Non riscontro alcuna anomalia,

    qualunque cosa ci fosse dentro di lei ormai è sparita.”

    Sydney si staccò finalmente da Michael, ma rimase vicina a lui: “Allora la cura ha funzionato?”

    “Beh tecnicamente ha agito come ci aspettavamo: Isabelle non ha più quei…”

“Poteri?” concluse Rachel al posto di Marshall.

    Tutti si voltarono a guardare lei e Sark, gli unici in quella stanza che avevano provato sulla loro pelle il volere della bambina.

    “E’ difficile spiegare…quello che ho sentito quando eravamo laggiù – iniziò Julian Un dolore che

    non avevo mai provato prima…Nemmeno sotto tortura…Era una cosa che veniva quasi…”

    “Dal profondo” continuò Rachel.

    “Quei poteri, quella follia nei suoi occhi – prese parola Sydney Non era mia figlia quella che

    avevamo davanti a noi…”

    “Cosa intendi?” domandò Eric, intuendo cosa stava pensando l’amica ma con troppa paura per ammetterlo.

    “Era come posseduta, mia madre aveva ragione…Non era Isabelle a parlare, sembrava che qualcun altro usasse il suo corpo per comunicare”

    “Rambaldi?” suggerì Renée alla cognata.

    Sydney annuì e Marshall sgranò gli occhi: “Pensi che si sia…reincarnato in lei?”

    Anderson attese un secondo, ma Sydney non rispondeva. Non poteva credere nemmeno lui a quella ipotesi. O forse non voleva.

    “A Parma Sloane ha accennato qualcosa… - intervenne Vaughn Ha detto che Isabelle sarebbe

    stata il tramite per il suo ritorno”

    Sydney ricordò le parole di Sloane e poi annuì vigorosamente.

    “Marshall…Dobbiamo sapere di più del vero scopo di Arvin Sloane…Riprendi Il Flagello e

    analizzalo a fondo, ogni parola, ogni simbolo…”

    “Ti aiuto io” disse Rachel, alzandosi.

    “Forse la mia conoscenza dell’italiano potrà esservi d’aiuto” intervenne Sark.

    Quando i tre furono usciti, Sydney tornò a guardare Anderson.

    “Ho bisogno di parlare con i miei genitori” gli disse con convinzione.

    Anderson annuì’: “Chiamo la Keller”

TEMPIO STANZA SORVEGLIATA

Jack e Irina erano seduti al tavolo degli interrogatori, in una stanza sorvegliata al Tempio, in attesa

    di qualcosa. Entrambi condividevano gli stessi sentimenti, in quel momento, e non c’era bisogno di

    parole per capire su cosa fossero concentrati tutti i loro pensieri: erano seduti a quel maledetto tavolo, mentre il loro posto era sul campo, in azione, per cercare una soluzione alla condizione della loro nipotina.

    L’arrivo di Sydney e Michael interruppe i loro pensieri. Gli sguardi preoccupati e cupi dei due genitori di Isabelle non lasciavano prospettare nessuna notizia positiva. “Abbiamo bisogno del vostro aiuto” disse Sydney a mezza voce, rompendo il silenzio che avvolgeva la stanza.

    “Ci sarà un tempo per spiegazioni e i chiarimenti – continuò Vaughn Ma non è sicuramente

    questo. Se siamo qui, è solo perché non abbiamo altra scelta”.

    Irina guardò Jack preoccupata.

    “Abbiamo bisogno di sapere cosa è successo esattamente a Livorno” disse Sydney.

    Irina non fece attendere la propria risposta: “Se hai parlato con l’agente Gibson e Sark, allora lo sai già e non c’è altro da aggiungere”.

    Sydney iniziò a cambiare espressione, il viso che si faceva rosso: “Mi interessa saperlo da voi…Vogliamo capire cosa è accaduto a Isabelle quando era ancora cosciente”.

    “Cosciente è un termine improprio - la interruppe Irina - Non era più la Isabelle che voi

    conoscevate…purtroppo non c’era più niente della vostra bambina nell’essere che ci siamo trovati

    di fronte a Livorno”.

    Jack prese la parola, devastato nel ricordare quel terrificante momento: “Isabelle, o quello che adesso è diventata, è riuscita a stendere me e tua madre con la sola forza del pensiero, costringendoci ad avere ricordi del passato che non avevamo nemmeno vissuto. Voi avete avuto solo un assaggio del suo potere, a Parma. Vostra figlia era già molto più debole quando l’avete ritrovata.”

    Quelle parole confermavano le impressioni di Rachel e Sark: Jack e Irina avevano lo stesso orrore negli occhi, mentre ne parlavano.

    “Cosa state cercando di dirmi? - disse Sydney, sconvolta dalle parole dei genitori, nel tentativo di

capire - Pensate davvero che la bambina che abbiamo incontrato non era più nostra figlia?”

    Irina non rispose, si limitò soltanto a confermare, con un mesto cenno del capo, i sospetti di Sydney.

    “Quei poteri che ha manifestato da dove vengono? – continuò Vaughn Abbiamo già affrontato

    tutto questo con Nadia, ma non aveva quella forza mentale quando era stata contaminata”.

    “Ma Nadia non era vostra figlia” rispose Irina, con semplicità. Sydney e Vaughn non riuscivano ancora a capire, non guardavano abbastanza oltre il velo della razionalità.

    “Pensi che sia Rambaldi ciò che abbiamo affrontato in Italia?” buttò lì Sydney. Prima o poi

    qualcuno doveva sollevare il quesito, era il vero fulcro del discorso.

    Irina si limitò ad annuire, Jack non si scompose.

    “Questo sembra davvero impossibile, anche dopo tutto quello che ho visto in vita mia!” gridò, sempre più sconvolto, Vaughn.

    “Non stiamo parlando esattamente di Rambaldi, ma del suo spirito reincarnato in Isabelle - precisò Irina - Purtroppo è successo quello che più temevo, quello che, nonostante tutti i miei errori e le mie debolezze, ho cercato di evitare in questi ultimi mesi…”

    “Perché Rambaldi avrebbe dovuto reincarnarsi in una bambina innocente, la nostra bambina?” chiese Vaughn, ormai affranto.

    “Non possiamo ridurre l’operato di Rambaldi in termini di perché - tentò di rispondere Irina - Quello

    che so per certo, è che Rambaldi era ossessionato dal desiderio di immortalità, proprio come Sloane. Entrambi ne hanno fatto lo scopo delle proprie esistenze”

    Michael alzò gli occhi al cielo, presto seguito da Sydney. Quel discorso sembrava diventare sempre più assurdo.

    Irina continuò: “Tuttavia la strada per l’immortalità può passare soltanto dalla morte, e questo –

    disse sospirando lo abbiamo imparato tutti sulla nostra pelle…il grande sacrificio che conduce al

    più grande dono. Rambaldi sapeva bene che era destinato a morire, prima di tornare su questa terra da essere immortale dotato di poteri illimitati. Proprio per questo ha dedicato tutte le energie dei suoi ultimi anni di vita alla riuscita di questo folle progetto. L’unica persona in grado di riportarlo tra i vivi sarebbe stato il Quinto Profeta, nato dal suo stesso sangue…la figlia del suo erede…e della Prescelta

    Tutto aveva un senso. Ogni scoperta degli ultimi due anni stava andando a ricomporre quel puzzle complicato tessuto da Rambaldi secoli prima.

    “C’era una pecca nel piano, però…Una cosa che Rambaldi sapeva bene: Isabelle sarebbe stata

    troppo debole per sostenere tutto quel potere. In fondo è solo una bambina, e la sua malattia avrebbe potuto complicare ulteriormente le cose per il suo ritorno…”

    “Ed ecco che qui è entrato in gioco Sloane…con la sua ossessione per il lavoro di Rambaldi” intervenne Jack, in tono acceso.

    Irina annuì a quelle parole: “Il suo obbiettivo è quello di vedere Rambaldi reincarnato in sé stesso, così da completare la sua opera. In fondo lui è sempre stato convinto di essere il prescelto…”

    La madre lanciò uno sguardo d’intesa alla figlia. Sydney capì subito a cosa stava alludendo: aveva cercato di spiegarle tutto questo molti anni prima, una notte, sul tetto di un palazzo di Città del Messico.

“Scendi da quel muro” gridava Sydney, l’arma puntata contro la madre.

    “Ti dirò quello che devi sapere” replicò Irina, le braccia allargate.

    “Scendi da qual muro ti ho detto!”

    “Sloane crede di essere stato prescelto per diffondere la parola di Rambaldi, ma sei stata prescelta

    anche tu!”

    Nonostante capisse che c’era un fondo di importanza nelle parole della madre, in quel momento il suo odio per lei superava ogni ragione.

    “Se credi che stia bluffando…”

    “Si parla di te nella profezia Sydney, non di me! Solo tu lo puoi fermare…In bocca al lupo tesoro!”

    Sydney era senza fiato: “Scendi immediatamente da quel muro…”

    “Ti voglio bene” aveva concluso Irina, per poi lasciarsi cadere dal tetto.

“Non è una coincidenza - continuò Irina - Che proprio Nadia, sua figlia…nostra figlia…sia stata il

    Passeggero, l’unica in grado di vedere l’obiettivo ultimo di Rambaldi, di riuscire a prevedere in qualche modo ciò che sarebbe successo. Credo che lei lo sapesse bene…”

    Sydney annuì: “Aveva paura delle visioni che aveva avuto quando era in stato di trance…Il suo più grande timore era che si avverassero, infatti è morta per fare in modo che ciò non avvenisse”

    Ripensare a sua sorella, in quel momento, le causò maggior dolore di quanto non fosse mai successo in precedenza. O forse era l’odio per Sloane che faceva di nuovo capolino e iniziava a

    trasparire alla superficie?

    Michael le mise una mano sulla spalla: “Quindi Rambaldi sapeva già che Sloane sarebbe stato ossessionato dalla sua opera, tanto da farlo reincarnare in se stesso?”

    “Le cose non stanno esattamente così - continuò a spiegare Irina - Ogni nostra azione può innescare una serie diversa di conseguenze. Anche solo decidere di restare a casa o uscire può condurre a degli esiti ben diversi. Sono state le scelte di Sloane a condurlo al punto in cui è giunto.”

    Ora Jack faticava a seguire la moglie. Tutti quei discorsi gli facevano venire il mal di testa. “Rambaldi poteva solo vedere i diversi percorsi che si configuravano a seconda delle diverse scelte che Sloane avrebbe potuto compiere. E’ stato lui a decidere di seguire la sua ossessione...

    Alla fine tutto si riduce alla nostra facoltà di libero arbitrio…”

    Tutti si zittirono, la spiegazione di Irina sembrava finalmente conclusa. Era stata esauriente sotto ogni punto di vista, tranne uno.

    “A questo punto sembra chiaro cosa stia accadendo a Sloane… - disse Sydney, disperata - Ma

    cosa ne sarà della mia bambina, adesso che non è più necessaria per il folle piano di Rambaldi? Perché la cura non ha funzionato? Perché è ancora in coma?”

    “Purtroppo non sono in grado di rispondere a questa domanda - rispose, in tono amareggiato, Irina Credevo che le risposte fossero già state date, ma forse mi sbagliavo…”

    Jack si alzò, faccia a faccia con la figlia: “Quello che posso prometterti è che farò, che tutti noi… faremo il possibile per aiutare Isabelle”

    Sydney annuì e, cedendo all’emozione delle lacrime, lo abbracciò. Le era mancato molto il tono rassicurante di suo padre. Proprio in quel momento, Marshall entrò, tutto affannato per la corsa, nella stanza degli interrogatori.

    Rachel era dietro di lui, anche lei trafelata e palesemente sconvolta da qualche nuova rivelazione. “Syd, Vaughn - cominciò, visibilmente emozionato, il tecnico del Tempio - Credo che ci sia stato un

    errore nella mia analisi della situazione, cosa strana perché raramente le mie analisi sono sbagliate…non che io mi voglia vantare, ma…”

    “Marshall - lo interruppe Jack in tono autorevole - Cosa stai cercando di dirci? Di quale errore parli, e di quali analisi?”

    “Quello che Marshall sta cercando di dire - lo interruppe Rachel E’ che c’è stato un errore nella

    decifrazione di alcune parti del Flagello, il manoscritto in cui Rambaldi parla di Isabelle.

    Analizzandolo più nel dettaglio, e confrontando i risultati con la composizione chimica della cura iniettata a vostra figlia, ci siamo resi conto…beh, che quella che non era propriamente una cura…”

    “E di cosa si tratterebbe?” la interruppe Michael.

    “In realtà - Marshall riprese la parola - Quel fluido non serviva affatto per guarire il Quinto Profeta

    dalla sua malattia, ma solo per stabilizzare i suoi poteri, in modo da permetterne il passaggio in un'altra persona…”

    “Sloane” sospirò Irina.

    Tutti i presenti erano sconvolti. Non solo quella che credevano una cura per la piccola Isabelle si era rivelata tutt’altro, ma, cosa ben più catastrofica, era stato il mezzo necessario per conferire a Sloane la facoltà di appropriarsi dei poteri di Rambaldi in modo stabile.

NEW YORK CENTRAL PARK

Arvin Sloane stava camminando lungo la pista da jogging che circondava il Reservoir del Central

    Park, a Manhattan, ovvero il bacino Jacqueline Kennedy Onassis. Era in quel posto che Emily gli aveva dato la notizia di essere incinta. Quanti anni e quanti incubi erano passati da quei tempi, sembrava quasi che ricordasse una vita che non era sua, e magari era proprio così. Si fermò in un piccolo edificio costruito sulla sponda del lago da dove parte un ponte che arriva fino all'altra riva. Si affacciò sullo specchio d'acqua azzurro e limpido, guardò la sua immagine riflessa: era quella di un vecchio che non si rassegnava all'ineluttabilità del tempo.

    “Non mi avevi detto che sarebbe stato così...”

    “Che cosa credevi?”

“Che avrei smesso di dannarmi l'anima, che sarebbe finito tutto, che avrei dimenticato ogni cosa e

    avrei abbracciato la mia ora, accogliendola come una liberazione. Non che questa oppressione sarebbe continuata peggio di prima.”

    “Ed è così che sarà, ma non dipende più da me, sei tu che stai facendo resistenza.”

    “Io?”

    “Sì, proprio tu.”

    “In che modo?”

    “La tua testa, i tuoi pensieri. C'è ancora qualcosa che ti lega a questa vita, e finché non l'avrai lasciata dietro le spalle non ci sarà posto sufficiente per me. Il mio potenziale va oltre quello dell'uomo, devi liberare la mente. Liberala e saremo un tutt'uno.”

    “Non c'è più niente qua per me, non ho legami, non ho affetti, e ora non ho più niente da fare. Eppure...”

    “Lo so...la vita va oltre la ragione. In ogni uomo c'è quella scintilla, quell'ostinazione nel darle un

    senso anche quando non l'ha mai avuto, quell'ostinazione che non ci lascia morire in pace. Il segreto, però, è stato sempre sotto gli occhi di tutti, ma era troppo banale da accettare: il segreto è che la ragione è la vita stessa.”

    Sloane si specchiava ma non si riconosceva in quello che vedeva.

    “Dobbiamo andare a Roma, adesso.”

    “Ci stanno cercando in ogni porto, in ogni pista, in ogni scalo. Ci troveranno appena metteremo piede su un aereo, non è prudente.”

    “Prudenza? Forse stai perdendo di vista quello che ci attende. La prudenza non è utile alla nostra

    causa, è solo un impedimento. Andiamo a Roma, subito!”

    Arvin Sloane mosse un passo indietro e poi tornò a specchiarsi.

    “Forse hai ragione, forse c'è ancora una cosa che mi lega a questo mondo.”

IL TEMPIO

Più di tutto, ciò che snervava Sydney in quel momento era l’attesa. Sembrava che il tempo si fosse

    fermato. Si sentiva come anni prima, quando dopo l’ennesima fuga di Sloane si era ritrovata ad aspettare che fosse lui a effettuare la mossa successiva. In quel caso aveva aiutato Elena Derevko a far impazzire la popolazione della città di Sovogda, cosa avrebbe fatto ora? Non c’era limite all’ambizione di quell’uomo, e se sua madre aveva ragione, ormai c’era poco che potessero fare per contrastare il suo potere illimitato.

    Alla sua scrivania, Sydney attendeva il ritorno di Vaughn mentre i suoi colleghi si davano da fare per scoprire dove fosse finito Sloane. Correvano da una postazione all’altra, parlavano in molte

    lingue diverse, interrogavano i loro contatti da ore, ma ancora non avevano trovato alcun indizio. Michael apparve all’ingresso degli uffici seguito da Eric, che l’aveva accompagnato in ospedale.

    “Come sta?” gli chiese correndogli incontro.

    “Sempre uguale…stabile, ma non reagisce.”

    Sydney annuì delusa. Chissà cosa sperava, poi. Non poteva comunque svegliarsi prima del giorno dopo, era in coma indotto.

    Vaughn continuò: “Ora c’è mia madre con lei, e JJ…Forse le farà bene sentire la loro presenza” .

    “Ne sono convinta” rispose Syd che in realtà non ci credeva affatto.

MUSEI VATICANI

Non era stato difficile per Sloane infiltrarsi nei meandri dei Musei Vaticani, e non si era

    preoccupato di seminare morte dietro di sé nemmeno in un luogo così sacro. Le guardie che erano riuscite a sopravvivere erano nel panico e cercavano di districarsi da una situazione così disperata e terrificante, senza però lasciare trapelare i dettagli all'esterno del Vaticano. Avevano fatto uscire tutti, avevano dato l'allarme, ma non avevano ancora diffuso la notizia che il Papa era sparito. Camminava di fianco ad Arvin Sloane, prima contro la sua volontà ma poi, accettando il calice che Dio gli aveva messo davanti, si era fatto carico delle sue responsabilità e stava assecondando la follia di quel visionario.

    “Vede Santità, anche se non riesce a trovare un senso a quello che sta succedendo e non capisce

    cosa ci facciamo qua, in realtà le nostre vite sono molto legate” disse Arvin mentre camminava per le stanze dei Musei Vaticani, stanze non accessibili alle visite, stanze che persino il Vaticano

    aveva dimenticato. La sua voce sembrava alterata, come se qualcun altro parlasse sopra al suo tono.

    Mentre si guardava intorno, notava i mobili imponenti e lo sfarzo delle reliquie. Sembrava che fossero sempre esistite e che fossero costruite sulla fede che reggeva l'intera Chiesa. Sloane si fermò a guardare un mobile, misero rispetto a tanti altri; era polveroso come gli oggetti che ci stavano sopra: un ostensorio dorato a forma di sole, sorretto da una base verticale e due candelabri dalla forma più curiosa. L'asta che sorreggeva le candele, infatti, non seguiva una linea retta, ma verso il centro si piegava in tre angoli, con quello al centro opposto agli altri due, e creava una specie di triangolo con un lato mancante.

    I due candelabri si trovavano sul bordo del mobile, appaiati, con la punta del triangolo verso la stessa direzione. Arvin Sloane prese l'ostensorio, lo portò al centro del mobile e poi spostò i due candelabri uno per lato, facendo attenzione che le punte rivolgessero verso l'esterno. Persino il Papa riconobbe in quella figura l'occhio di Rambaldi.

    “Adesso ha capito?”

    “Chi è lei?” domandò.

    “Dovrebbe saperlo. Quel diario che vi tramandate, che ogni Papa riscrive per quello che lo succederà…lì si parla anche di me, non è vero?”

    Intanto un altro gruppo di guardie che stava setacciando il Museo si avvicinava a loro. Arvin chiuse tutte le porte con il gesto di una mano.

    “Aprite! Sua Santità, è lì dentro? Risponda!”

    “Li faccia allontanare, la loro vita è nelle sue mani!” disse Sloane.

    “Va tutto bene - urlò il Papa Andatevene!”

    Ma quelli, udite le parole del Santo Padre, spinsero più forte fino a sfondare le porte. Arvin scagliò una lingua di fuoco che in un attimo li incenerì.

    Il Papa si fece il segno della croce e cominciò a pregare.

    “No Santità, non sono il diavolo, la vostra religione ha meno risposte di quanto crediate.”

IL TEMPIO

    Due ore dopo

    Marshall era alla sua postazione e giocava distrattamente col telecomando. Non avendo modo di rintracciare Sloane, stava aspettando che si tradisse, magari con una telefonata non protetta o un messaggio in codice. Alla tv non c’era niente che lo interessasse davvero, guardava solo

    documentari scientifici o le repliche della saga di Star Wars, non aveva mai tempo per altro. Così

    faceva zapping senza porre alcuna attenzione a ciò che guardava. Improvvisamente il film in onda sul canale 28 si interruppe e iniziò la sigla di un’edizione straordinaria del telegiornale. Due giornalisti, un uomo e una donna, apparvero dietro alla loro scrivania.

    “Interrompiamo le trasmissioni e ci colleghiamo direttamente con Roma, da dove ci giungono

    notizie di un attentato in Vaticano” spiegò la donna.

    Mentre i due giornalisti parlavano, apparvero delle immagini riprese da un elicottero che sorvolava Piazza San Pietro, dove si stavano radunando una moltitudine di gente e quello che sembrava un esercito di poliziotti.

    “Secondo le forze dell’ordine italiane, un commando di uomini armati è penetrato negli alloggi del

    Papa e ha ucciso un numero ancora imprecisato di sacerdoti e guardie”

    “Syd, Vaughn!” gridò Marshall. Iniziò a digitare qualcosa al computer e mandò il segnale della televisione sugli schermi dell’ufficio. Tutti gli agenti si girarono a guardare il telegiornale.

    “La polizia non ha ancora capito come questi uomini abbiano potuto raggiungere il Papa ed

    eliminare tutta la sorveglianza, dato che non ci sono segni evidenti di lotta.”

    “Anzi – prese parola l’uomo – Nonostante ci siano diverse vittime, secondo voci non ufficiali nessuna di esse è stata colpita da armi da fuoco.”

    Sydney guardò Michael terrorizzata.

    “Le autorità stanno organizzando un gruppo armato per fare irruzione nei Musei Vaticani, dove, a

    quanto sembra, è stato portato in ostaggio il Papa.”

    “Intanto fedeli e turisti si stanno radunando in Piazza San Pietro per pregare per il Pontefice”

    Mentre i giornalisti continuavano a comunicare notizie, Christopher si avvicinò a Sydney e Vaughn. “Credete che sia lui?”

    “E’ lui – rispose convinta Sydney Non capisco perché abbia preso in ostaggio il Papa, ma non

può essere una coincidenza”

    “Andiamo…Un folle profeta del quindicesimo secolo torna in vita e rapisce il Papa nel nuovo millennio?” chiese Sark, poco convinto.

    “Esattamente” si intromise una voce che conoscevano bene. Era Irina.

    Lei e Jack stavano in piedi dietro di loro, controllati a vista dalle guardie che li avevano portati al Tempio per ordine di Kendall.

    “Rambaldi è stato scelto come architetto di corte di Papa Alessandro VI e poi condannato come eretico dalla Chiesa stessa e bruciato sul rogo…In vita non ha gioito della magnificenza delle sue

    invenzioni e forse ora vuole quello che gli spetta.”

    Sark era piuttosto scettico, ma doveva ammettere che la situazione era talmente assurda che poteva anche essere vera.

    “E quindi vuole…uccidere il Papa?” chiese Kane ingenuamente.

    Irina non si scompose: “Probabilmente pensa che in questo modo sovvertirà l’ordine naturale delle cose…Ha accesso ai ricordi di Sloane e sa bene quanto sia importante la fede, anche ai nostri tempi…Forse vuole dimostrare la supremazia della scienza sulla religione”.

    Sydney era disgustata. Non voleva credere a tutto ciò che sua madre stava dicendo, ma doveva farlo.

    “Dobbiamo andare laggiù…Se Sloane è ancora in parte se stesso, saprà che noi cercheremo di fermarlo, ci starà aspettando” propose Jack.

    “E credi che ci accoglierà per farci fare un giro turistico?” domandò Vaughn, ironico.

    “Nessuno può fermarlo, ma forse ascolterà solo noi. L’unica speranza che abbiamo è che Sloane sia ancora presente in quel corpo nonostante la trasformazione” disse Jack.

    “Allora andremo solo noi tre” rispose Sydney.

    Si sollevò una serie di proteste che per un momento coprì persino l’audio del telegiornale.

    “Io non ti lascio andare da sola, vengo con te!” gridò Vaughn.

    Sydney sospirò: “Vaughn…se mi succede qualcosa non voglio che i nostri figli rimangano anche

    senza padre!”

    Anderson intervenne: “Non potete andare da soli, avete bisogno di supporto…e poi l’unico modo per affrontare quel… - si bloccò, cercando la definizione giusta - quell’uomo, è distrarlo,

    presentarsi in molti per inibire i suoi poteri!”

    “Chris ha ragione – disse Renée Dobbiamo formare una squadra in fretta”.

    “Io sarò dei vostri” ringhiò Rachel.

    “Non andrete senza me e Dixon!” aggiunse Weiss.

    Sydney notò che Sark guardava preoccupato verso Rachel, mentre Marshall si mordeva le unghie. Sarebbe stata lei a privare Carrie del padre dei suoi figli?

    “Non dobbiamo essere in troppi: se veramente Arvin Sloane è ancora fra noi, ascolterà solo le persone che ha conosciuto e rispettato nella sua vita. Andremo noi quattro, Weiss, Dixon e Renée come supporto tattico”

    “Sydney!” gridò Rachel.

    “Niente discussioni – rispose lei decisa Tu, Marshall, Kane e Sark rimarrete qui con

    Anderson…Se dovesse succederci qualcosa, siete gli unici che possono studiare una soluzione…Riprendete in mano tutti i manoscritti di Rambaldi e cercate qualcosa che possa

    esserci utile…”

    Rachel aveva gli occhi lucidi, ma Sark era stranamente silenzioso. Sydney capiva il suo stato d’animo: per la prima volta nella sua vita non era dalla parte dei cattivi e desiderava solo poter

    avere la sua chance di vivere il suo futuro con Rachel.

    “Se dovesse succederci qualcosa…Dovrai vegliare su Isabelle” disse all’amica, che annuì piangendo. Poi l’abbracciò, mentre Vaughn stringeva le spalle di Marshall e gli sorrideva.

    “Troverete l’attrezzatura necessaria e un aereo pronto all’aeroporto” spiegò Anderson.

    “Io chiamo i servizi segreti italiani, comunico la vostra partenza. Sia ben chiaro che la responsabilità della Derevko è tua, Jack!” disse Kendall, spostandosi insieme alla moglie nel suo

    ufficio.

    Sydney abbracciò Christopher e Vaughn strinse forte Rachel. Poi entrambi si rivolsero a Sark, che strinse la mano a Vaughn e poi, con sua grande sorpresa, abbracciò Sydney.

    “Grazie” le sussurrò, senza farsi sentire da nessun altro.

    “Mi raccomando” replicò lei.

    Kane fece un cenno a Vaughn e poi guardò Sydney serio: “Scoprirò tutto quello che può servire

sulla situazione a Roma e vi farò rapporto mentre siete in volo” le disse.

    “Grazie”

    Renée raggiunse Christopher, che si era già allontanato. Gli sfiorò la spalla e lui cercò di sorriderle: “Stai attenta”

    “Per essere un agente americano sei proprio una femminuccia” gli disse lei.

    Chris rise e le diede un bacio sulla guancia.

    Jack attese gli ultimi saluti di Dixon ed Eric, poi sbloccò la situazione: “Dobbiamo andare, Sydney”

    Lei annuì e il gruppo si allontanò dagli uffici del Tempio.

    Sydney si chiese se sarebbero mai più tornati.

ROMA CAPPELLA SISTINA

    Tre ore dopo

Arvin Sloane e il Papa erano in Cappella Sistina; quando vi erano entrati, per un attimo gli occhi di

    Sloane erano tornati quelli di un uomo, si era commosso nell'ammirare la magnificenza che aveva intorno.

    “Ma insomma, mi vuole dire chi è?”

    “Lei lo sa chi sono, però non ci vuole credere, eppure è un uomo di fede.”

    “Ed è per questo che non posso crederle, io ho già il mio Dio.”

    “E va bene, allora le renderò le cose più facili. Mi chiamo Milo Rambaldi, mi avete ucciso poco più di cinquecento anni fa. Ero un profeta, e la tecnologia che avete a disposizione adesso io l'avevo già teorizzata a fine '400. Mi avete condannato a morte per stregoneria ed eresia, ma la ragione vera per cui mi avete bruciato sul rogo è scritta nel diario che lei custodisce gelosamente nella cassaforte del suo studio a Castel Gandolfo.”

    L'espressione del Papa dimostrava di conoscere ciò di cui stava parlando.

    “La verità è che ero una minaccia per la Chiesa. La vita eterna e la resurrezione dal mondo dei morti. Se si fosse venuto a sapere che un uomo, uno che non era il figlio di Dio, aveva il segreto che voi con i vostri libri e con i vostri riti non siete mai riusciti a spiegare, le fondamenta della vostra religione si sarebbero sgretolate. La resurrezione non sarebbe più stata opera di Dio, e forse non lo era mai stata. Sarebbe stata una rivelazione troppo sconcertante per una religione fondata sul mistero della reincarnazione, nel suo sacrificio e nella resurrezione. È per questo che mi avete ucciso.”

    Prese parola il Papa, citando la Genesi: “Dio, il SIGNORE, fece spuntare dal suolo ogni sorta d'alberi piacevoli a vedersi e buoni per nutrirsi, tra i quali l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male - e continuò Dio, il SIGNORE, ordinò all'uomo:

    ?Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai?”.

    “Già, è della conoscenza che parliamo” rispose Arvin.

    “Ma è scritto che l'uomo non deve mangiare dall'albero della conoscenza, né da quello della vita. Da tutti gli altri, meno che da quelli di Dio!”

    “Sì, ma è scritto anche che Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza.”

    Ora il Papa non aveva più voglia di parlare con quel folle.

    “Sei qui per uccidermi?” gli chiese, passando a dargli del tu. Era un nemico che purtroppo

    conosceva bene, lo temeva sin da quando era divenuto vescovo di Roma.

    “A quale scopo? Non è altro che un uomo, come me del resto. Se la uccidessi, domani eleggerebbero un nuovo Papa…No, la mia vendetta sarà più radicale…”

    “Non ci riuscirai...Non lo permetterò!” gridò il Papa.

    “È già stato scritto. Avverrà così come è stato predetto.”

    “Cosa?”

    “Il terzo segreto di Fatima”.

ROMA PIAZZA SAN PIETRO

    Sydney aveva visto una folla simile in Piazza San Pietro solo in occasione delle elezioni del Papa. Non era cattolica, in realtà non era mai stata nemmeno una religiosa praticante, era un lusso che non si poteva più permettere da quando Rambaldi era entrato nella sua vita, introducendovi questioni di fede e assurde profezie.

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