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dell'ipertensione

By Robert Ramirez,2014-05-15 11:02
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dell'ipertensione

     Sede di Lecce

INCIDENZA DI IPERTENSIONE ARTERIOSA ESSENZIALE IN DIFFERENTI ATTIVITA’

    LAVORATIVE.

Palladino Silvio*, Scialdone Antonino?, Giordano Carmela.**, Laieta Maria Teresa***,

    Peduto Monica**, Pecoraro Paolo***, Romano Loredana***, Palmieri Alessandra***,

    Savino Ennio****, Caputo Salvatore??.

* Dipartimento di Medicina Sperimentale. Sezione di Medicina del Lavoro, Igiene e

    Tossicologia Industriale - Seconda Università degli Studi di Napoli

    ** Assistente in formazione in Medicina del lavoro

    *** Specialista in Medicina del Lavoro

    ? Docente Cattedra di Cardiologia Seconda Università degli Studi di Napoli

    **** Dirigente Medico INAIL Sede di Lecce

    ?? Assistente in formazione in Cardiologia

    RIASSUNTO

    Gli AA. hanno inteso valutare l’incidenza dell’ipertensione arteriosa in differenti attività

    lavorative.

    Dal gennaio 1999 al marzo 2000 sono stati raccolti dati clinici di 373 pazienti con IA al I

    e II stadio.

    I pazienti sono stati suddivisi in tre categorie occupazionali rispetto all’entità

    dell’esercizio fisico: gruppo A impegno fisico sedentario; gruppo B impegno fisico lieve-

    moderato; gruppo C impegno fisico intenso.

    Dai dati raccolti la più alta percentuale di pazienti ipertesi è stata riscontrata nel gruppo

    A con una netta predominanza degli uomini.

    La più bassa incidenza di ipertensione si evidenziava nel gruppo C.

    PREMESSA

    L’importanza dello stress nella eziopatogenesi dell’ipertensione arteriosa essenziale

    dipende dagli stretti rapporti tra l’attività adrenosimpatica, il SRAA, il bilancio idroelettrolitico.

    I fattori nervosi (sistema simpatico, catecolammine) attraverso l’azione delle

    catecolammine sui recettori ? adrenergici delle cellule iuxtaglomerulari, hanno un ruolo

    preminente nella modulazione della secrezione di renina.

    La renina a sua volta contribuisce al rialzo dei valori pressori inducendo la conversione di Angiotensinogeno in Angiotensina I a sua volta trasformata dall’enzima convertente in

    angiotensina II capace di attività vasocostrittrice diretta e di stimolare la produzione di

    aldosterone dalla corticale del surrene con ritenzione di Na e H2O; l’inappropriato aumento

    del volume plasmatici e l’ulteriore vasocostrizione concorrono all’induzione dell’ipertensione

    arteriosa.

    Il sistema nervoso centrale controlla il simpatico. Fattori psicologici ed emotivi possono quindi influenzare l’attività del sistema simpatico aumentandola. Questo aumenterebbe in

    maniera diretta i livelli di renina circolanti ed indurrebbe un’iperreattività arteriolare con

    aumento delle resistenze periferiche.

    SCOPO DELLO STUDIO

    Scopo del nostro studio è stato valutare il ruolo dello stress nell’influenzare sia

    l’incremento fluttuante dei valori pressori legati alle modificazioni bioumorali ed

    emodinamiche, sia il passaggio da una fase labile di ipertensione arteriosa essenziale ad una

    stabile, per gli adattamenti strutturali dei vasi sanguigni in risposta a ripetuti rialzi pressori.

    MATERIALI E METODI

    Dal Gennaio 1999 al Marzo 2000 sono stati raccolti dati clinici di 373 pazienti (172

    uomini e 201 donne) con ipertensione arteriosa al I-II stadio.I pazienti erano in attività

    lavorativa almeno da dieci anni. L’età media dei soggetti era tra 46?6 anni.

    I pazienti venivano suddivisi in tre categorie occupazionali rispetto all’entità

    dell’esercizio fisico:

    ? Gruppo A: attività lavorative sedentarie; la mansione non richiede per la maggior parte dell’orario lavorativo un’attività fisica aerobica o sforzi anaerobi (impiegati, studenti,

    insegnanti, bancari, medici, commercialisti, ragionieri).

    ? Gruppo B: attività lavorative manuali ad impegno fisico lieve-moderato; la mansione richiede un’attività fisica a prevalente componente aerobica, ma non continuativa ( casalinga,

    infermieri, operatori scolastici).

    ? Gruppo C: attività lavorative di tipo manuale ad impegno fisico intenso; la mansione

    richiede per la maggior parte dell’orario lavorativo, sforzi fisici aerobi con periodi di sforzo

    anaerobico (operaio, braccianti agricoli, meccanici addetti alle pulizie, saldatori, fonditori).

    Ogni categoria veniva suddivisa in due sottogruppi in relazione agli anni di attività:

    1. gruppo I :10-25 anni;

    2. gruppo II: 26-40 anni;

    Per ogni paziente veniva considerata l’età, sesso, BMI, abitudine al fumo, profilo lipidico

    ( tabella 1).

     GRUPPO A GRUPPO B GRUPPO C

    10-25aa 26-40aa 10-25aa 26-40aa 10-25aa 26-40aa

     Ipertesi % 16% 38% 11% 19% 6% 10%

     Ipertesi n. 111 89 33 116 4 20

     Età (anni) 41?7 55?5 40?6 57?7 33?2 53?6

     Sesso (m/f) 80/31 57/32 6/27 14/102 2/2 13/7

     Fumo (%) 32 40 33 26 33 33 (Kg/m2) BMI 28?4 28?4 27?4 28?5 26?3 28?3 Colesterolo tot.(mg/dl) 206?42 215?43 198?24 220?37 219?50 224?37 Colesterolo HDL(mg/dl) 45?12 46?10 49?14 50?11 43?5 47?10

    TG (mg/dl) 145?74 133?58 119?70 134?69 150?94 139?58

    Tabella 1

    E’ stato valutato quale fattore è correlato significativamente con il livello di attività fisica

    mediante analisi statistica multivariata (regressione logistica).

    RISULTATI

    Dai dati raccolti la più alta percentuale di ipertesi si riscontrava nel gruppo A (54%

    dell’intera casistica) con una netta predominanza degli uomini.

    La più bassa incidenza di ipertensione si evidenziava nel gruppo C (16%).

    Nelle attività lavorative di tipo manuale con impegno fisico lieve- moderato prevaleva il

    sesso femminile in particolare nel sottogruppo con maggiore anzianità lavorativa. Quest’alta

    percentuale era giustificata dall’alta prevalenza di donne in menopausa.

    Il confronto tra i sottogruppi I e II ha evidenziato che i valori del colesterolo totale, HDL

    e BMI aumentavano indipendentemente dal tipo di lavoro.

    Dall’analisi statistica multivariata è risultato che nessun altro fattore di rischio tra quelli considerati, è significativamente correlato con la diversa incidenza di ipertensione arteriosa

    riscontrata nei vari gruppi ( tabella 2-3-4).

     Coeff Errore Coeff/err Chi 2 Valore di Exp (coef) 95% inf. 95%sup.

    standard standard p

    Costante -2,200 1,974 -1,115 1,242 0,265 0,111 0,002 5,306 Età 0,089 0,026 3,384 11,453 0,0007 1,093 1,038 1,151 Sex:1 2,313 0,353 6,558 43,008 <0,001 10,108 5,063 20,181 Fumo:1 -0,012 0,342 -0,036 0,001 0,971 0,988 0,506 1,930 BMI 0,010 0,035 0,271 0,073 0,786 1,010 0,942 1,082 Col.Totale -0,004 0,004 -0,817 0,668 0,414 0,996 0,988 1,005 Col. HDL -0,015 0,012 1,264 1,598 0,206 0,985 0,961 1,009 TG -0,001 0,002 -0,237 0,056 0,813 0,999 0,995 1,004

     Tabella 2 (coefficienti di regressione logistica per l’attività sedentaria)

     Coeff Errore Coeff/err Chi 2 Valore p Exp (coef) 95% inf. 95%sup.

    standard standard

    Costante 1,427 2,032 0,702 0,493 0,483 4,167 0,078 223,878 Età 0,072 0,027 2,694 7,258 0,007 0,930 0,883 0,981 Sex:1 2,313 0,353 6,558 43,008 <0,001 10,108 5,063 20,181 Fumo:1 0,042 0,345 0,122 0,015 0,903 1,043 0,531 2,050 BMI 0,001 0,036 0,021 4,375-4 0,983 0,999 0,931 1,072 Col.Totale 0,003 0,005 0,611 0,374 0,541 1,003 0,994 1,012 Col. HDL 0,014 0,012 1,180 1,392 0,238 1,015 0,990 1,039 TG 1,611-4 0,002 0,073 0,005 0,942 1,000 0,996 1,005

     Tabella 3 (coefficienti di regressione logistica per l’attività manuale ad impegno

    fisico lieve-moderato)

     Coeff Errore Coeff/err Chi 2 Valore di Exp (coef) 95% inf. 95%sup.

    standard standard p

    Costante 3,064 6,677 0,459 0,21 0,646 21,405 4,428-5 1,034662 Età - 0,068 -2,723 7,41 0,007 0,830 0,72 0,949 Sex:1 0,186 1,343 -0,855 0,73 0,393 0,317 0,02 4,411 Fumo:1 1,148 1,311 -0,198 0,03 0,843 0,771 0,59 10,082 BMI 0,260 0,140 -0,696 0,48 0,486 0,907 0,68 1,194 Col.Totale 0,098 0,016 0,472 0,223 0,637 1,008 0,97 1,040 Col. HDL 0,014 0,038 0,367 0,13 0,731 1,014 0,94 1,092 TG 0,004 0,006 0,686 0,47 0,493 1,004 0,99 1,017

     Tabella 4 (coefficienti di regressione logistica per l’attività manuale ad impegno

    fisico intenso)

    DISCUSSIONE E CONCLUSIONI

    I soggetti del gruppo A avevano due fattori di rischio:

    a) Sedentarietà

    b) Svolgere lavori che comportavano ripetuti stress mentali e sovraccarico di

    responsabilità

    Le caratteristiche che definivano gli appartenenti al gruppo B sono due:

    a) Minore stress

    b) L’attività fisica non continuativa che non produceva perciò effetti emodinamicamente

    significativi.

    Nei soggetti del gruppo C l’attività lavorativa era di tipo prevalentemente aerobico ( ma

    di entità tale da essere emodinamicamente significativa) con periodi di sforzo anaerobico.

    I benefici legati a questo, associati alla quasi completa mancanza di stress giustificavano la netta differenza d’incidenza d’ipertensione di questa categoria rispetto alle

    altre.

    L’aumento d’incidenza d’ipertensione che si realizza con l’età in tutte le categorie, dipende dal fatto che la massima frequenza cardiaca raggiungibile nel lavoro muscolare

    diminuisce con l’età, che la rigidità vascolare è maggiore e dal fatto che le modificazioni

    indotte dallo stress sono più evidenti perché influenti da un tempo maggiore.

    Da questi rilievi, risulta evidente come lo stress lavorativo influenzi l’incremento dei valori pressori e soprattutto lo stabilizzarsi nel tempo di tali incrementi.

    L’espletamento, perciò, di alcuni tipi di lavoro, può indurre rilevanti modifiche cardiocircolatorie in maniera indipendente dall’attività fisica connesse alle stesse occupazioni.

    Di per se stessa, la risposta emodinamica allo stress occupazionale avrebbe scarso significato se fosse circoscritta nel tempo. Se però la condizione è protratta nel tempo può

    favorire la comparsa di patologie in pazienti geneticamente predisposti.

    Teoricamente qualsiasi stress emotivo è in grado di determinare le stesse reazioni emodinamiche (aumento della frequenza cardiaca e della portata circolatoria con normalità

    delle resistenze periferiche totali) ma è quello occupazionale che dura a lungo nell’arco della

    giornata e quindi mantiene stabilmente elevati i valori pressori.

    Allo stesso modo, l’esercizio fisico può avere effetti benefici sull’apparato cardiovascolare solo se continuato nel tempo, come avviene per quello legato all’attività

    lavorativa e solo se consiste in un’attività di tipo prevalentemente aerobico.

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