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By Hazel Murray,2014-06-24 19:43
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Quante volte vi e’ capitato di fare questo gesto? Le immagini della nostra vita sono spesso

    racchiuse proprio dentro il rullino di una macchina fotografica. Un compleanno, una nascita, una festa, una prima comunione ecc. Oggi, tutto lo sappiamo e’ diventato molto piu’ facile grazie a

    queste macchine digitali, perche’ si puo’ vedere subito il risultato, si puo’ cancellare e riversare sul

    dischetto ecc, ma quando potranno durare queste fotografie? Per quanto tempo si potranno conservare e rivedere? Questa tecnologia che e’ cosi’ sofisticata, in realta’ sembra piu’ concepita

    per soddisfare il presente che per pensare al futuro. Infatti, se si va a guardare dentro il sistema digitale, ci si accolge che esiste questa contradizione, cioe’ una macchina fatta per fissare i ricordi

    nel tempo rischia di perdere a certo punto la memoria. Come mai? C’e’ lo spiega in questo

    servizio Giovanni Carlatta in collaborazione con Vanestra Strizzi.

A chi non e’ capitato di ritrovare le foto di quando era bambino conservate magari una vecchia

    scatola di scarpe. Quelle prime fotografie a colori erano l’alta tecnologia dell’epoca. Forse si sono un po’ sbiadite ma sono resistiti agli anni, al povere, ai traslochi. Oggi, l’alta tecnologia e’ digitale.

    La pellicola sta sparendo rapidamente, sostituita dalle immagini codificate da una macchina sotto forma di tanti zeri e uno: i famosi bit. Immagini belle, pratiche, economiche, a casa le scarichiamo

    sul computer e le lasciamo li’ o ne facciamo una copia sul disco. Il piu’ delle volte le nostre

    fotografie digitali le conserviamo cosi’ e ci sembra di aver fatto gia’ tanto, probabilmente ce ne

    dimenticheremmo per chi sa quanto tempo come i nostri genitori dimenticarono le loro. Ma i nostri figli, quando un giorno ritroveranno queste scatole di scarpe moderne riusciranno a rivedere le loro foto. Se guardiamo al passato, scopriamo che piu’ diventano sofisticate e pratiche da usare,

    piu’ le tecnologie diventano difficili da conservare. Le tavolette sumere e i papiri egizi, per esempio, hanno resistito millenni, le miniature sulle pergamene medievali e i quadri ad olio, secoli. Le fotografie in bianco e nero si conservano anche per molti decenni, quelli a colori sbiadiscono gia’ dopo trenta o quarant’anni. E le video- cassette si rovinano molto prima della pellicola

    cinematografica che dura una ventina d’anni. Il bello dei ricordi digitali e’ che non sbiadiscono e

    non invecchiano, ma rimangono esattamente identici al giorno in cui sono stati registrati come una lunghissima fila di bit. E in questa forma possono essere duplicati, scambiati o messi sull’internet

    facilmente e quasi gratis. Ma un prezzo in realta’ c’e’. Le vecchie fotografie si rovinano ma

    restano leggibili molto a lungo. La tecnologia digitale invece o funziona perfettamente o non funziona affatto. Piu’ la tecnologia digitale e’ sofisticata e potente, piu’ piccolo e’ la margine di

    errore tollerato. Per perdere una fotografia nel formato compresso, quello nel quale viene fornita dalle fotocamere non professionali, basta perderne poche migliaia di bit. E poiche’ i bit non si

    vedono ad occhio nudo fino a quel momento non ci rendiamo conto del problema.

    Siamo nel laboratorio del centro di foto riproduzione legatorìa, restauro degli archividi Stato,

fra i piu’ avanzati d’Italia nel campo della conservazione dei documenti digitali, qui si trova una

    dei due sole apparecchiatture in Europa in grado di controllare lo stato di conservazione di cd e dvd, i supporti per la conservazione piu’ comuni. Vediamo questo disco masterizzato cinque anni fa. Lo stato di registrazione e’ molto rovinato. Nelle parti in rosso i dati sono ormai perduti. Nelle condizioni d’uso normali, i dischi piu’ diffusi sono rovinati spesso irreparabilmente gia’ dopo

    cinque a dieci anni, a volte anche meno. In teoria, dovrebbero durarne anche venti o trenta se conservati al fresco, al buio, in un’atmosfera pulita e al riparo dei graffi. In pratica, dovremmo

    tenerli nella cantinetta frigo insieme al barolo delle annate migliori. Ma che cosa ci faremmo fra alcuni anni con questi dischi? Ogni supporto digitale ha bisogno di un protettore. Nelle industrie informatiche, i modelli cambiano ogni pochi mesi. In media ogni cinque anni i vecchi supporti non vengono piu’ letti dai nuovi computer e presto non si trovano piu’ lettori ne’ i pezzi di

    ricambio per quelli vecchi ne i tecnici in grado di ripararli. Il disco rigido dura anche dieci anni, e quando si cambia il computer, si possono trasferire i dati, ma i dischi rigidi si possono rompere. Per questo, si copiano i dati su disco, ma siamo tornati al punto di partenza. Cosi’, sono nate le

    prime cassette di sicurezza digitali, per cosi’ dire grandi computer con sistemi di protezione professionali che garantiscono la conservazione nel tempo dei nostri bit. I documenti digitali possono essere depositati e prelevati via Internet. Problema risolto? Ancora no. Senza un software capace di ritrasformarli le immagini in mano, abbiamo solo delle lunghe file di bit. Ma anche le nuove versioni dei programmi si susseguono quasi mensilmente e possono passare pochi anni perche’ le vecchie versioni siano fuori gioco, in questo caso i contenuti con essi creati non vengono piu’ riconosciuti. Le prime videocamere, ad esempio, usavano un programma di registrazione che le ultime in commercio non lo riconoscono piu’. Dallo scaffale delle novita’

    all’archeologia informatica, insomma, il passo e’ breve. Tutto e’ accaduto cosi’ in fretta nel mondo digitale che solo ora ci rendiamo conto del rischio di perdere la nostra memoria. Non solo fotografie ma anche firmati, lettere, musica, agende. Il problema non riguarda solo la memoria familiare. Oggi, con le tecnologie digitali, si gestisce ogni tipo di documenti, conti bancari ma anche gli archivi aziendali, certifica di catastali , pratiche, pensionistiche ,cartelle cliniche, documenti scolastici e universitari. Qui se studiano ad esempio gli standard di conservazione. Per la pubblica amministrazione anche in questi anni sta diventando completamente infomatizzato. La soluzione piu’ pratica non e’ ovviamente conservare macchine nei problemi del passato, ma la

    cosiddetta migrazione dei contenuti digitali da una macchina all’altra, da un programma all’altro, perche’ siano sempre recoperabili. Tutto questo richiede pero’ attenzione, tempo, soldi, competenze. Un’azienda, una grande organizzazione, lo Stato lo possono fare, ma una famiglia in attesa che qualcuno offre questo servizio anche per le foto dei nostri figli e meglio fare come il governo degli Stati Uniti che dal 1989 stampa i suoi documenti piu’ importanti su carta

    permanente fatta per durare mille anni. E’ meglio farle stampare professionalmente le nostre foto digitali almeno le piu’ belle. Poi possiamo pure dimendicarle in una scatola di scarpe.

    CONVERSAZIONE

    ——Buona sera, Parco Lanciano, abbiamo visto quindi che la micro-elettronica ha tante possibilita’ ma anche qualche problema. Ma questa sera noi dovremmo parlare di un’altra applicazione della microelettronica . Ha una telecamera molto speciale. Che cosa e’?

    ——E’ una telecamera che ci ha gentimente portato il dottore Fabio Dentelle, e’ una telecamera

    digitale estremamente veloce. Cioe’ una telecamera che riesce di riprendere mille fotogrammi,

    oltre mille fotogrammi, in un solo secondo. Quindi ogni fotogramma dura meno di un millesimo secondo.

    ——Una volta c’erano le cineprese che facevono questo ma avevano tante inconvenienze.

    ——Si, per tanti anni ci sono state le cineprese con la pellicola. Erano piuttosto grossi, ingombranti, pesanti, difficile da maneggiare, e molto costose. E poi viene un problema che per avere questa velocita’ bisogna mandare la pellicola ad alta velocita’, quindi bisogna farla partire e farla accelerare. Quando alla fine si era giunta la giusta velocita’ si era gia’ consumato un gran

    parte della pellicola e poi non si vedeva il risultato subito. Bisognava svilupparlo, e quindi in effetti la cosa era piuttosto vincolante.

    ——Allora noi vedremo i risultati che puo dare questa telecamera. Qui Giuseppe Soldi ci ha

    preparato un piccolo esperimento con un palloncino che e’ pieno d’acqua.

    ——Si’, useremo un esperimento veramente molto semplice, cioe’ un palloncino bucato da questo

    spillone che visto cosi’ ad occhio nudo scoppiera’ e l’acqua cadra’. Poi vedremo cosa ha visto la telecamera.

    ——Allora, cominciamo subito e togliamo questa calamita che tiene lo spillone.

    Eh, in pratica non si e’ visto niente.

    ——Abbiamo visto degli schizzi, ma vediamo cosa ha visto la telecamera. Ecco, questo e’ il palloncino inquadrato proprio in primo piano e addesso arriva lo spillone, qui ogni fotogramma e’ un millesimo di secondo. Ecco, per un attimo, si e’ vista proprio la sfera d’acqua che rimasse il

    palloncino sparita, e poi arriva il pendolo ( :dentro la sfera, l’acqua che si formano tante bollicine) si formano delle figure, qui si vede bene che l’acqua tende a formare delle superfici chiuse. Quindi

    vediamo questa sorta di pioggia di schizzi in realta’ fatta da tante piccole sfere.

    ——Se rivediamo la seguenza di nuovo dall’inizio, vedremo che a certo momento c’e’ proprio una sfera, una specie di luna d’acqua che rimane.

——Anche se il palloncino sparisce immediatamente, ma la sfera d’acqua resta li’, c’e’ una lotta

    fra la tensione superficiale che tendi a far rimanere l’acqua come una goccia e la gravita’che invece la tira verso basso. Poi arriva l’impatto con il pendolo, e quindi c’e’ questo bel movimento.

    ——Insomma, questo tipo di tecnologia consente di viaggiare dentro il tempo. ——Si’, di andare a vedere dei dettagli. In questo caso, ovviamente sono dei dettagli scenografici

    ma contengono anche molta fisica per l’altro che non potremmo vedere certo con gli occhi.

    ——Allora, adesso al posto del palloncino, c’e’ un bicchiere bucato che sgocciola il latte su questo

    piattino.

    ——E’ un fenomeno all’apparenza molto semplice, eppure ci sono migliaia di articoli di fisici sulla fluidodinamica , sui processi che avvengono quando la goccia tocca la superfice. ——Perche’ e’ una cosa molto complicata, tanto la telecamera ad alta velocita’ sta riprendendo o la scena appena sono pronti.

    ——E capiremo perche’ cosi’ complessi infatti. Vediamo qui il piattino con latte, e addesso arriva la goccia. Nel momento in cui tocca la superficie vediamo cosa succede. Si forma una sorta di corona. Si forma come un cratere;环形山;, con queste due palleti verticali e tante palline sopra. Rivediamolo. C’e’ proprio la forma della corona anche da queste goccioline sferiche che si

    formano sulle punte. E poi c’e’ una goccia centrale che ricade al centro. Rivediamo la bella terza volta e lo vediamo ancora meglio. Si forma per l’altro una piccola corona allinterno di quella piu’

    grande e quindi il processo e’ complesso, sono propagazioni di onde che per nulla semplice da

    descrivere.

    ——Questa ripresa e’ stata fatta a mille fotogrammi al secondo. In realta’ questa telecamera o comunque una telecamera analoga possono andare molto piu’ veloce.

    ——Le telecamere, le cineprese con la pellicola arrivavano al massimo diecimila fotogrammi al secondo. Qui possiamo arrivare a cinquemila, a diecimila e centomila e rendendo le immagini sempre piu’ piccole e i numeri di fotogrammi sempre minori. Si possono superare i dieci milioni di fotogrammi. Addirittura esiste una telecamera che riprende pochi fotogrammi a duecentomilioni di fotogrammi al secondo, pero’ ne fa soltanto una ventina.

    ——Qiundi si puo’ esplorare la materia nei suoi movimenti piu’ rapidi.

    ——Si’. Potremmo dire che questo come una specie microscopio che ci permette di esplorare lo

    spazio, e’ una sorta di microscopio nel tempo che ci permette di vedere cosa assolutamente invisibili.

    ——Vedremo i risultati e poi in prospettiva. Grazie, Parco Lanciano.

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