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Agenzia FIDES Dossier 2008

By Lewis Webb,2014-04-16 12:37
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Agenzia FIDES Dossier 2008

    Agenzia FIDES 27 agosto 2008

    DOSSIER FIDES

    “La sfida dell'educazione”

    LE UNIVERSITÀ CATTOLICHE

    NEL MONDO

Introduzione

Le università cattoliche nel mondo

     Università e Facoltà Ecclesiastiche

     Università Cattoliche

     La Federazione Internazionale delle Università Cattoliche (FIUC)

La rete universitaria cattolica nel mondo: identità e missione

    secondo Sua Ecc. Mons. Claudio Maria Celli

Problemi e prospettive delle istituzioni accademiche cattoliche nel mondo

     Padre Vincent Kagabo (Université Catholique de Kabgayi UCK, Rwanda)

     Padre Michael Calmano (Nanzan University di Nagoya, Giappone)

La Pontificia Università Urbaniana nel dialogo universale e inter-religioso

Bibliografia e Linkografia

     Agenzia Fides ―Palazzo di Propaganda Fide‖ - 00120 Città del Vaticano - tel. 06 69880115 - fax 06 69880107 - E-mail: fides@fides.va

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Introduzione

Città del Vaticano (Agenzia Fides) Istruzione, informazione, cultura, e anche circolazione e

    costruzione di sapere e conoscenze, sono fattori determinanti per i destini dell‘individuo e dei popoli, e

    per la crescita che ne deriva in termini sociali, economici e politici. Ogni uomo ha diritto alla

    conoscenza, ma è importante che ciascuno sia consapevole di questo diritto e delle responsabilità ad

    esso connesse. Tra i suoi impegni, la Chiesa cattolica opera nel campo della conoscenza anche per

    stimolare l‘idea di responsabilità nell‘individuo, e ha svolto nei secoli un ruolo fondamentale per la

    nascita di molte delle più antiche università, oltre che come mediatrice nel dialogo tra le religioni e le

    culture.

Per questa ragione, si è ritenuto importante lavorare a una serie di dossier sulle università cattoliche nel

    mondo, con singoli approfondimenti suddivisi per regione e/o continente (Africa, Asia e Oceania,

    America Latina, America del Nord, Europa). L‘obiettivo è quello di studiare e rappresentare la rete

    nelle diverse aree e continenti, ma anche di analizzare e comprendere il ruolo attivo che le istituzioni

    rivestono, senza tralasciare le urgenze e le necessità presenti sul territorio.

Questo primo dossier costituisce un‘introduzione generale alle università e alle facoltà cattoliche ed

    ecclesiastiche presenti in tutto il mondo, con una panoramica sulle norme e i dicasteri che le regolano,

    sull‘organismo ufficiale che riunisce le università cattoliche dal 1948 (FIUC, Federazione internazionale

    delle Università Cattoliche), e sulle organizzazioni presenti nelle singole regioni e/o continenti.

Le università cattoliche nel mondo

La Chiesa ha svolto nei secoli un ruolo molto importante per la nascita e la creazione delle Università,

    istituendo la maggior parte dei più antichi atenei di cui ha affidato la responsabilità alla Congregazione

    per l‘Educazione Cattolica. Le lontane origini di questo dicastero si possono far risalire alle speciali

    Commissioni istituite dallo Stato Pontificio per vigilare sulle Università di Roma. La prima è del 1431,

    con Eugenio IV, ma ve ne furono di diverse e successive fino allo scioglimento dello Stato Pontificio

    nel 1870, quando la Congregazione iniziò ad esercitare la sua autorità sulle Università e gli Istituti

    cattolici francesi e poi anche su quelli pontifici di Roma.

Importante al riguardo è la riforma di Benedetto XV, del 1915, con la quale alla Congregazione venne

    assegnata la nuova responsabilità sui Seminari, messa al primo posto tra le competenze.

    Successivamente, con la Costituzione Apostolica Regimini Ecclesiae Universae del 1968, con la quale

    Paolo VI riformò la Curia Romana dopo il Concilio Vaticano II, oltre a Seminari (primo Ufficio), e

    Università e Facoltà (secondo Ufficio), per la Congregazione fu istituito il terzo Ufficio destinato alle

    scuole cattoliche. In ogni caso, quella relativa alle Università e agli sudi superiori in genere, non solo è

    la competenza più antica, ma è anche la sola ad avere carattere di esclusività nell‘ambito della Curia

    Romana.

Con la recente riforma della Curia voluta da Giovanni Paolo II, e la relativa Costituzione Apostolica

    Pastor Bonus, vennero confermate le suddette competenze, con le quali la Congregazione si impegna

    specificamente ad operare:

    a) affinché vi sia un numero sufficiente di istituzioni, convenientemente distribuite nelle diverse

    parti del mondo;

    b) affinché esse conservino fedelmente la propria identità e la propria missione.

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È importante osservare che il diritto canonico opera una precisa distinzione fra le Università e Facoltà

    ecclesiastiche, istituite secondo la Costituzione Apostolica del 1979 ―Sapientia christiana‖, e le

    Università cattoliche, istituite secondo la Costituzione Apostolica del 1990 ―Ex Corde Ecclesiae‖. Nei

    successivi dossier sulle singole regioni e/o continenti verranno riportati dettagli e informazioni su molte

    delle più importanti istituzioni accademiche scelte tra Università e Facoltà ecclesiastiche, e Università

    cattoliche. Non si potranno elencare tutte le Università e gli Istituti per gli studi superiori (distinti in

    affiliati, aggregati, incorporati), tuttavia, dati completi e aggiornati su tutte le istituzioni presenti nel

    mondo sono disponibili sull‘INDEX, Editio 2005 – ―Universitates et alia Instituta Studiorum

    Superiorum Ecclesiae Catholicae‖, una pubblicazione della Congregazione per l‘Educazione Cattolica.

    Dai dati resi disponibili nella pubblicazione, risulta che nel 2005 il totale di istituzioni nel mondo era di

    1.861, tra Università e altri Istituti per gli studi superiori, compresi i Seminari, con la seguente

    suddivisione per regioni e/o continenti:

    ? 110 in Africa

    ? 611 in Asia

    ? 19 in Oceania

    ? 322 in America del Nord

    ? 25 in America Centrale

    ? 229 in America del Sud

    ? 545 in Europa

Università e Facoltà Ecclesiastiche

Le norme e i principi che regolano le Università e Facoltà Ecclesiastiche, dall‘atto della loro istituzione

    fino alla creazione di facoltà, dipartimenti, centri di studio e di ricerca, e tutto quanto riguarda gli spazi

    destinati alla formazione e all‘educazione, sono raccolti nella Costituzione Apostolica ―Sapientia

    Christiana‖, promulgata da Giovanni Paolo II il 29 aprile 1979. Questa Costituzione evidenzia come

    l‘ambiente culturale eserciti un influsso sul modo di pensare e di agire degli uomini, ragione per cui non

    deve esserci alcun distacco tra la Chiesa e la cultura, ovvero tra la fede e la cultura, perché la Chiesa di

    Cristo ―promovendo l‘umana civiltà, possa adempiere la sua missione evangelizzatrice‖. Nella sua

    azione promotrice di cultura, la Chiesa, prosegue la Costituzione, ha sempre promosso sia la cultura

    ecclesiastica, sia la cultura profana, operando sin dal medioevo per la costruzione di liberi spazi di

    formazione superiore quali erano le università. Anche con il Concilio Vaticano II si afferma che ―la

    Chiesa Cattolica segue con molta attenzione queste Scuole di grado superiore‖, e la richiesta è che le

    Università Cattoliche vengano ―sviluppate e convenientemente distribuite nelle diverse parti del mondo‖,

    e che in esse ―gli studenti siano formati come uomini veramente insigni del sapere, pronti a svolgere

    compiti impegnativi nella società ed a testimoniare la loro fede di fronte al mondo‖.

Le Facoltà e le Università ecclesiastiche sono quelle istituzioni che si occupano più specificamente della

    Rivelazione cristiana e delle discipline ad essa connesse, e per questa ragione si collegano più

    strettamente alla missione evangelizzatrice, preparando anche gli aspiranti al ministero sacerdotale e

    all‘insegnamento delle scienze sacre. Le Conferenze Episcopali in tutto il mondo hanno il compito di

    promuovere la creazione e il progresso di queste Facoltà, perché ―Università e Facoltà Ecclesiastiche

    sono istituite nella Chiesa per l'edificazione e il profitto dei cristiani, e questo esse devono tenere

    presente come costante criterio di tutta la loro attività‖, così ci ricorda la Costituzione Apostolica che ne

    promuove lo spirito, ne illustra la missione e le regolamenta.

Per quanto concerne le origini e la necessità di una nuova Costituzione sul tema, si ricordi che era stato

    in un primo momento lo stesso Concilio Vaticano II a stabilire che le leggi che regolano le Facoltà

    ecclesiastiche fossero periodicamente oggetto di revisione, per rispondere in maniera adeguata alle

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esigenze sempre nuove dei tempi, senza trascurare la crescente attenzione alle scienze teologiche da

    parte di laici studiosi delle religioni, oltre che di religiosi o aspiranti al ministero sacerdotale. A questo

    si aggiunse l‘evoluzione nei metodi pedagogici e didattici, e un necessario adeguamento dei criteri di

    ordinamento degli studi. Data la presenza di tante università ecclesiastiche nel mondo, per una maggiore

    uniformità di risposta alle singole esigenze, la Congregazione per l'Educazione Cattolica, dietro

    mandato di Papa Paolo VI, aveva consultato innanzitutto le stesse Università e Facoltà ecclesiastiche,

    nonché i dicasteri della Curia Romana e altri enti interessati, costituendo con queste premesse una

    commissione di esperti. Sotto la direzione della stessa Congregazione, la commissione istituita da Paolo

    VI aveva attentamente riveduto la legislazione sugli studi accademici ecclesiastici, divulgando in

    seguito le nuove norme raccolte nella Costituzione Apostolica ―Sapientia Christiana‖ sotto il pontificato

    di Giovanni Paolo II.

Università Cattoliche

    ―Nata dal cuore della Chiesa, l'Università cattolica si inserisce nel solco della tradizione risalente all'origine stessa dell'Università come istituzione, e si è sempre rivelata un centro incomparabile di

    creatività e di irradiazione del sapere per il bene dell'umanità. Per sua vocazione, l'?Universitas

    magistrorum et scholarium? si consacra alla ricerca, all'insegnamento e alla formazione degli studenti,

    liberamente riuniti con i loro maestri nel medesimo amore del sapere. Essa condivide con tutte le altre

    Università quel ?gaudium de veritate?, tanto caro a sant'Agostino, cioè la gioia di ricercare la verità, di

    scoprirla e di comunicarla (?Confessiones?, X, XXIII, 33: ?In effetti, la vita beata è la gioia derivante

    dalla verità, poiché questa gioia deriva da te che sei la verità, Dio mia luce, salvezza del mio volto, Dio

    mio?; cfr. S. Thomae, ?De Malo?, IX, (1): ?E' infatti naturale all'uomo aspirare alla conoscenza della

    verità?) in tutti i campi della conoscenza. Suo compito privilegiato è quello di ?unificare

    esistenzialmente nel lavoro intellettuale due ordini di realtà che troppo spesso si tende ad opporre come

    se fossero antitetiche: la ricerca della verità e la certezza di conoscere già la fonte della verità.?‖

È con queste parole che si apre la Costituzione Apostolica ―Ex Corde Ecclesiae‖, emanata da Giovanni

    Paolo II il 15 agosto 1990; il Pontefice ivi prosegue spiegando il perché di questa Costituzione per le

    Università cattoliche e le Istituzioni cattoliche di insegnamento superiore, una sorta di Magna Charta

    arricchita dalla secolare esperienza della Chiesa nell‘istruzione universitaria. La Costituzione spiega che

    in un mondo ―caratterizzato da sviluppi tanto rapidi nella scienza e nella tecnologia, i compiti

    dell'Università cattolica assumono un'importanza e un'urgenza sempre maggiore. Difatti, le scoperte

    scientifiche e tecnologiche, se da una parte comportano un'enorme crescita economica e industriale,

    dall'altra impongono ineludibilmente la ricerca del significato, al fine di garantire che le nuove scoperte

    siano usate per l'autentico bene dei singoli e della società umana nel suo insieme. Se è responsabilità di

    ogni Università ricercare un tale significato, l'Università cattolica è chiamata in modo speciale a

    rispondere a questa esigenza: la sua ispirazione cristiana le consente di includere nella sua ricerca la

    dimensione morale, spirituale e religiosa e di valutare le conquiste della scienza e della tecnica nella

    prospettiva della totalità della persona umana‖.

La missione degli atenei cattolici deve promuovere l‘incontro delle culture con lo sviluppo delle scienze,

    ricercando attraverso l‘insegnamento e la ricerca – quanto c‘è di più prezioso nella cultura, per ―trovare nella maniera adatta ai tempi moderni i tesori antichi e nuovi della cultura, ?nova et vetera?,

    secondo la parola di Gesù (Mt, 13, 52)‖. La Costituzione insiste sulla tutela dei diritti e della libertà di

    queste Istituzioni nella società civile, incoraggiando a un sostegno economico ove ce ne sia più bisogno,

    con l‘augurio che ―queste disposizioni, basate sull'insegnamento del Concilio Vaticano II, sulle direttive del Codice di diritto canonico, permettano alle Università cattoliche e alle altre Istituzioni cattoliche di

    studi superiori di adempiere la loro indispensabile missione nel nuovo avvento di grazia che si apre sul

    nuovo millennio‖.

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Prima di procedere a elencare le norme cui devono rispondere le istituzioni cattoliche, vi è una prima

    parte di questa Costituzione nella quale vengono specificate identità e missione delle Università e degli

    Istituti cattolici di studi superiori. In questa sezione, a proposito dell‘identità delle istituzioni cattoliche,

    si specifica che ―ogni Università, in quanto Università, è una comunità accademica che, in modo

    rigoroso e critico, contribuisce alla tutela e allo sviluppo della dignità umana e dell'eredità culturale

    mediante la ricerca, l'insegnamento e i diversi servizi offerti alle comunità locali, nazionali e

    internazionali‖. Tuttavia, viene specificato che per cultura si intende un ambito che si associa a una

    duplice dimensione: ―quella umanistica e quella socio-storica‖, ad evidenziare come non si possa scindere il contenuto dal tempo e dal luogo nel quale esso si sviluppa, tenendo conto del messaggio

    cristiano. I cardini dell‘insegnamento sono dunque: a) il perseguimento di un'integrazione della

    conoscenza; b) il dialogo tra fede e ragione; c) una preoccupazione etica; e d) una prospettiva teologica.

    Cardini questi ai quali si lega l‘attività di docenti e personale amministrativo, riconoscendo il ruolo

    fondamentale svolto in queste istituzioni anche da laici e accademici appartenenti ad altre Chiese, ad

    altre comunità ecclesiali e religioni, o a chi non professa alcun credo religioso, ovvero a tutti quegli

    uomini e quelle le donne che ―con la loro formazione ed esperienza contribuiscono al progresso delle

    diverse discipline accademiche o allo svolgimento di altri compiti universitari‖.

Per quanto riguarda la missione fondamentale delle Università Cattoliche, essa consiste in una ―continua

    indagine della verità mediante la ricerca, la conservazione e la comunicazione del sapere per il bene

    della società. A questa missione, l'Università cattolica partecipa con l'apporto delle sue specifiche

    caratteristiche e finalità‖. Altro punto particolarmente significativo è il dialogo tra le culture, di cui le

    istituzioni cattoliche devono farsi carico, nel dovere di rivolgere adeguata attenzione alle varie tradizioni

    culturali esistenti dentro la Chiesa, per ―promuovere un continuo e proficuo dialogo tra il Vangelo e

    l'odierna società. Tra i criteri, che contraddistinguono il valore di una cultura, vengono in primo luogo il

    senso della persona umana, la sua libertà, la sua dignità, il suo senso di responsabilità e la sua apertura al

    trascendente‖.

La Federazione internazionale delle Università Cattoliche (FIUC)

Nel 1924, l‘Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e l'Università Cattolica di Nimega, in

    Olanda, fecero il primo passo per riunire le Università cattoliche in una federazione, con l‘obiettivo di

    affrontare questioni specifiche nell‘interesse comune. L‘anno successivo, i rappresentanti di quattordici

    atenei parteciparono a un incontro presso l‘Institut Catholique de Paris, e nel 1927 venne pubblicato il

    primo Annuario delle università cattoliche. Tuttavia, fu solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel

    1948, che un decreto emanato dalla Santa Sede istituì formalmente l'allora Fœderatio Universitatum

    Catholicarum, riconosciuta l'anno seguente da Papa Pio XII. La denominazione attuale di Federazione

    internazionale delle Università Cattoliche (FIUC, Fédération Internationale des Universités Catholiques) risale al 1965. Nel 1967, la FIUC venne ufficialmente riconosciuta dall‘Organizzazione delle Nazioni

    Unite per l‘Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO, United Nations Educational, Scientific and

    Cultural Organization), diventando un organismo non governativo con status di membro consultivo

    presso l'UNESCO a Parigi e il Consiglio d'Europa a Strasburgo. Oltre ad operare attivamente con altre

    istituzioni universitarie a livello nazionale, regionale e internazionale, sempre con lo status di membro

    consultivo, la FIUC mantiene una rappresentanza attiva anche presso le Nazioni Unite a New York, il

    Consiglio economico e sociale (ECOSOC) a Vienna, la Commissione per i diritti umani a Ginevra, e il

    Centro cattolico internazionale per l'UNESCO.

Ogni università cattolica è unica, poiché le sue radici devono essere nella cultura del paese e della

    regione di appartenenza, questo lo spirito della Federazione, dove ciascuna istituzione ha la sua storia,

    ma anche problemi, modalità e obiettivi propri, attraverso i quali ritaglia il suo spazio nel campo di

    istruzione, ricerca e servizi, onorando gli impegni assunti in ambito culturale, sociale e spirituale. La

    diversità non è solo una risorsa, bensì fondamento ed essenza della Federazione: come si legge sul sito

    web della FIUC, l'organizzazione è "una casa comune costruita con tutti i materiali del mondo‖; per

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questo, anche persone di religione diversa da quella cattolica, o che non professano alcun credo,

    partecipano a vari progetti di ricerca e a programmi di scambio nell‘ambito di queste università. Parte

    integrante della struttura sono i Gruppi settoriali e i Gruppi regionali. I Gruppi settoriali formati da

    facoltà, dipartimenti, istituti o scuole delle università membro che hanno in comune discipline

    scientifiche o campi di studio, insegnamento e ricerca riuniscono teologi, filosofi, economisti,

    politologi, agronomi, specialisti in scienze della medicina, della comunicazione, della famiglia,

    dell‘ambiente che operano sia per il consolidamento, lo sviluppo e la diffusione dei loro saperi, sia per

    la realizzazione in seno ai membri della FIUC degli obiettivi accademici, etici e spirituali della

    Federazione. Quanto ai Gruppi regionali, essi riuniscono istituti ed atenei in base all'area geografica di

    appartenenza, con la quale mantengono forti legami culturali e geografici. I Gruppi regionali sono:

    Federazione delle Università Cattoliche Europee (Fuce), Associazione delle Università e degli Istituti

    Cattolici di Africa e Madagascar (Asunicam/Acuhiam), Associazione delle Università e dei Collegi

    Cattolici dell‘Est e del Sudest Asiatico (Aseaccu), Organizzazione delle Università Cattoliche

    dell‘America Latina (Oducal), Associazione delle Università e dei Collegi Cattolici del Nordamerica

    (Accu) e Xavier Board of Higher Education in India.

La FIUC è costituita da oltre 200 università e istituzioni cattoliche ed ecclesiastiche, presenti su tutti i

    continenti, e i suoi testi di riferimento sono le Costituzioni Apostoliche promulgate da Papa Giovanni

    Paolo II: "Sapientia Christiana" del 1979, per le università e facoltà ecclesiastiche, ed ―Ex Corde

    Ecclesiae‖ del 1990, per le università cattoliche.

Tra gli organi della FIUC, vi è un Centro di coordinamento della ricerca (CCR, Centre for the

    Coordination of Research), che offre orientamenti per la ricerca e l'informazione, e predispone l‘accesso

    a una rete mondiale di esperti e ad ampi spazi di espressione e riflessione, incoraggiando la ricerca

    secondo uno spirito di cooperazione internazionale tra le università. In particolare, il ruolo del Centro

    consiste nel coordinare, da un punto di vista scientifico, strategico e amministrativo, le attività

    congiuntamente decise dalle diverse istituzioni accademiche. Come ha riferito all'Agenzia Fides il

    responsabile scientifico, Prof. Pedro Nal Medina Varón, i progetti del Centro possono riguardare temi

    culturali, sociali, educativi, sempre ispirati alla missione della Federazione e alle sue priorità strategiche,

    con l‘obiettivo di contribuire ad una maggiore comprensione delle sfide del mondo contemporaneo,

    della società e della Chiesa.

    Tra i campi di ricerca, vi sono:

    ? Studi culturali

    ? Studi filosofici

    ? Studi religiosi

    ? Studi sociali

    ? Scienze sperimentali

    ? Etica

Il prof. Medina ha segnalato i tanti progetti di ricerca in tutti questi campi, in genere inter- universitari

    che coinvolgono istituzioni distribuite anche su più continenti. Medina ha ricordato esempi significativi,

    come i tanti progetti nel campo degli studi sociali. Tra questi:

Uno sguardo sulla popolazione dei profughi (America Asia).

    Il progetto si occupa di formare gli attori locali all‘opera di reintegrazione della popolazione dei

    profughi, e opera con l‘obiettivo di comprendere a fondo cause e conseguenze della questione dei

    profughi nei diversi continenti. In generale, il CCR intende creare uno strumento di ricerca scientifica i

    cui risultati vengano integrati con le azioni esistenti, e costituire sul tema una rete cattolica inter-

    universitaria. Le azioni specifiche portate avanti dal progetto sono: elaborare una serie di studi locali

    sulla popolazione dei profughi, e stabilire dei contatti con le istituzioni locali per definire sinergie in

    situazioni particolarmente problematiche.

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Le istituzioni che contribuiscono al progetto sono distribuite tra America Latina, Asia e Medio Oriente.

     In America Latina partecipano:

    ? Colombia - Fundacion Universitaria Luis Amigo, Universidad de San

    Buenaventura, Universidad Santo Tomas

    ? Repubblica Dominicana - Pontificia Universidad Catolica Madre y Maestra

    ? Honduras - Universidad Catolica de Honduras "Nuestra Senora de la Paz"

    ? Haïti - Université Notre Dame d'Haïti

    In Asia e Medio Oriente partecipano:

    ? Tailandia.- Assumption University

    ? Flippine - De La Salle University System

    ? India - Shelter Don Bosco, Stella Maris College

    ? Libano - Université Saint-Joseph

L’universtià e l’uso/abuso delle droghe (America – Asia)

    Gli obiettivi di questo progetto sono: portare avanti uno studio sul consumo delle droghe e distribuire

    nelle comunità interessate i risultati conseguiti; identificare bisogni, problemi e opportunità per ogni

    caso specifico, nell‘ottica di migliorare i servizi offerti; valutare le risorse e i mezzi a disposizione

    esistenti e potenziali; e infine, identificare le priorità e formulare strategie di azione.

    Le istituzioni che partecipano al progetto sono distribuite tra America Latina, Asia e Medio Oriente.

     In America Latina partecipano:

    ? Brasile Universidade Santa Ursula

    ? Cile

    Universidad Católica Cardenal Raúl Silva Henríquez

    ? Colombia - Universidad de San Buenaventura

    ? Argentina - Asociación Civil Intercambios

    ? Ecuador - Pontificia Universidad Católica del Ecuador

    In Asia e Medio Oriente partecipano:

    ? Indonesia - Atma Jaya Catholic University

    ? Tailandia - Assumption University

    ? Filippine University of Santo Tomas

    ? India - Stella Maris College

    ? Libano - Université Saint-Joseph

La rete universitaria cattolica nel mondo: identità e missione secondo Sua Ecc.

    Mons. Claudio Maria Celli

Si è tenuto dal 22 al 24 maggio 2008, nella sede della Pontificia Università Urbaniana a Roma, un

    importante Congresso organizzato dal Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, intitolato

    ―Identità e missione di una facoltà di comunicazione nell‘università cattolica‖, che ha riunito a Roma i rappresentanti di 45 università di tutti i continenti. L'Arcivescovo Claudio Maria Celli, Presidente del

    Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, ricordava in questa occasione come l‘obiettivo del

    Congresso fosse quello di spiegare in cosa si manifesti l'identità cattolica negli studi universitari e in

    particolare nelle Facoltà di comunicazione, e in che cosa queste ultime si differenzino dalle Facoltà

    laiche.

A fianco della competenza tecnica, ha ricordato Mons. Celli, si deve ricercare ―la funzione e il valore di

    ogni comunicazione, legata all'antropologia‖. È stato un momento di ascolto reciproco, nello spirito di

    potenziare le relazioni tra gli atenei di tutto il mondo. È cura del Pontificio Consiglio sostenere e

    adeguare l‘azione della Chiesa e delle università cattoliche nella teoria e nella pratica delle

    comunicazioni, e il Congresso ha costituito un significativo momento di riflessione su questi temi, oltre

    che sui programmi di comunicazione delle università cattoliche. Nella consapevolezza che il criterio di

    una Facoltà cattolica di comunicazione cambi da paese a paese, in base al contesto sociale, economico,

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politico e legislativo nel quale opera, le discussioni si sono orientate sulla base di diversi parametri, tra

    cui la variabile demografica dei cattolici presenti nei singoli paesi, o i diversi profili degli studenti e/o

    delle facoltà in base alle confessioni religiose.

Il 23 maggio, Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i partecipanti al Congresso, e nel messaggio di

    benvenuto ha voluto sottolineare che ―Le diverse forme di comunicazione - dialogo, preghiera, insegnamento, testimonianza, proclamazione ed i loro diversi strumenti stampa, elettronica, arti visive, musica, voce, gestualità e contatto sono tutte manifestazioni della fondamentale natura della

    persona umana‖. Il Papa ha ricordato a tutti i presenti il ruolo della comunicazione e dell‘insegnamento

    nella creazione dei rapporti autentici e nel consolidamento della comunità, ―che permette agli esseri

    umani di maturare in conoscenza, saggezza e amore‖. Non si può considerare il processo di conoscenza

    come un prodotto fortuito del caso, piuttosto ―riflette la nostra partecipazione al creativo, comunicativo

    ed unificante Amore trinitario che è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo‖.

Il Santo Padre ha citato Platone, evidenziando i pericoli della comunicazione quando viene trascurato il

    valore del messaggio e la sua veridicità, ricordando come lo stesso principio valga per l‘insegnamento

    nella sua dimensione etica. L‘istruzione non deve essere considerata un ―semplice esercizio tecnico o un

    mero desiderio di trasmettere informazioni‖, ma deve far riflettere sugli eventi, per essere dei veri educatori in grado di creare un mondo migliore. Ricordando la necessità di promuovere giustizia e

    solidarietà, Benedetto XVI ha chiesto il rispetto in qualunque circostanza per ―il valore e la dignità di

    ogni persona‖: bisogna lavorare per chi è emarginato economicamente e socialmente, e cercare di

    alleviare il divario che separa queste persone dalle nuove reti di socializzazione, informazione,

    apprendimento.

    Nell‘orientamento verso l‘inculturazione, il Santo Padre ha ricordato che non si può pensare di formare e informare indebolendo o eliminando i costumi tradizionali e le culture locali, molte delle quali sono

    riuscite a rafforzare valori come amore, solidarietà, rispetto della vita. Benedetto XVI ha poi espresso la

    sua profonda stima nei confronti di ―quelle comunità religiose che, nonostante gli alti oneri finanziari o

    le innumerevoli risorse umane, hanno aperto Università cattoliche nei Paesi in via di sviluppo‖,

    dicendosi lieto di poter salutare queste istituzioni nelle persone dei loro rappresentanti al Congresso. È

    molto importante per la Chiesa, ha proseguito il Santo Padre, che l'educazione e l'insegnamento

    rappresentino un servizio per tutta la comunità, apprezzando in maniera particolare l‘impegno di tante

    istituzioni ―per offrire un'accurata educazione a tutti, indipendentemente dalla razza, dalla condizione

    sociale o dal credo, il che costituisce la missione dell'Università cattolica‖.

Benedetto XVI ha concluso l‘incontro con un riferimento importante all‘identità cattolica, che ―non è

    semplicemente una questione di numero degli studenti cattolici; è soprattutto una questione di

    convinzione: si tratta cioè di credere veramente che solo nel mistero del Verbo fatto carne diventa chiaro

    il mistero dell‘uomo‖.

Problemi e prospettive delle istituzioni accademiche cattoliche nel mondo

La recente circostanza del Congresso voluto e diretto dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni

    Sociali ha rappresentato un‘occasione significativa di scambio e di dialogo per le università cattoliche in tutto il mondo, le cui linee guida sono in generale coordinate dalla Federazione internazionale delle

    Università Cattoliche (FIUC). Secondo la distribuzione dei Gruppi regionali (Federazione delle

    Università Cattoliche Europee - Fuce, Associazione delle Università e degli Istituti Cattolici di Africa e

    Madagascar - Asunicam/Acuhiam, Associazione delle Università e dei Collegi Cattolici dell‘Est e del

    Sudest Asiatico - Aseaccu, Organizzazione delle Università Cattoliche dell‘America Latina - Oducal, Associazione delle Università e dei Collegi Cattolici del Nordamerica Accu, Xavier Board of Higher Education in India), i dossier di Fides che analizzeranno le singole regioni/continenti, rispetteranno il

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seguente ordine: Africa, Asia e Oceania, America del Nord, America del Sud e America Centrale,

    Europa.

Come ricordava Papa Benedetto XVI, e secondo quanto si legge nelle Costituzioni Apostoliche, ogni

    regione o continente ha un suo tessuto sociale e culturale: ed è proprio a partire da quest‘idea che si costituisce la rete delle università e delle facoltà cattoliche ed ecclesiastiche. Nella realtà, vi sono

    esigenze differenti quando si tratta di Paesi in via di sviluppo, di Paesi sviluppati e altamente sviluppati,

    di regioni miste, teatro di contrasti piccoli o grandi, e di continenti o paesi dove la tradizione culturale è

    molto antica e le istituzioni accademiche sono nate in un passato ormai remoto, sviluppandosi in

    maniera variegata attraverso i secoli, ma la cui esigenza è di rimanere al passo con i tempi e le rapide

    trasformazioni.

Proprio a proposito dei Paesi in via di sviluppo, la convinzione è che la lotta alla povertà e alla miseria

    estrema siano strettamente connesse alla lotta contro l‘ignoranza; ma la chiave è comprendere le

    posizioni politiche al riguardo, e soprattutto in che direzione vada la volontà di chi è preposto a prendere

    le decisioni, che siano legislatori, amministratori, enti pubblici e privati, istituzioni religiose. È questo

    un punto fondamentale, soprattutto quando si parla dei paesi dell‘Africa, dell‘Asia o dell‘America

    Latina, tuttora serrati nella difficile morsa della fame, delle guerre, dei disastri naturali, ma anche

    dell‘ignoranza e della mancata circolazione di conoscenza e informazioni.

L'Agenzia Fides ne ha parlato con padre Vincent Kagabo, Professore e Rettore della Université

    Catholique de Kabgayi (UCK), in Ruanda. Secondo il prof. Kagabo, esiste certamente ―un legame

    molto profondo tra la lotta contro la povertà, la miseria e il sottosviluppo in generale, e la lotta

    all‘ignoranza o la mancanza di informazione (e soprattutto di formazione). I responsabili politici, gli amministratori, i legislatori africani non possono ignorare una simile evidenza. Anche la Chiesa deve tenerne conto e operare in quest‘ottica, con un lavoro sempre molto attinente alla realtà, cosa che non

    sempre accade nelle politiche nazionali o in ambito di organismi internazionali. Padre Kagabo ritiene

    infatti che il problema rimanga quello dei mezzi e delle strategie messe in atto per questa duplice lotta,

    nel rispetto degli impegni presi; ne parla a livello globale e ufficiale: succede in Africa e in particolare

    in Ruanda, dove sono state annunciate molte iniziative in base alle quali si stabiliscono degli assi di

    orientamento.

Un esempio è quello di alcuni programmi messi in piedi da organizzazioni come il NEPAD (Nuova

    alleanza per lo sviluppo africano - New Partnership for African Development), che prevedono la

    creazione di spazi di integrazione economica regionale, e la definizione di un certo numero di politiche

    a lungo termine. Sono iniziative assai lodevoli, nelle quali è bene credere, aggiunge il professore, ma

    bisogna vedere se e quanto tutto questo corrisponda a un miglioramento reale delle condizioni di vita dei

    cittadini, e se la promessa ideologica riesce a tradursi in realtà. Per questa ragione, ―l‘impegno di uomini politici, amministratori e legislatori, è quello più atteso‖. Le popolazioni dei Paesi in via di

    sviluppo, afferma padre Kagabo, si aspettano che chi le governa ―riesca a creare uno spazio vitale di

    esistenza. E prima che arrivino i programmi di formazione di alto livello o i grandi progetti, la cosa

    davvero urgente sarebbe assicurare alla gente una formazione di base, nel rispetto dei loro diritti e della

    loro dignità, senza trascurare i doveri dei cittadini, come singoli e come comunità‖. Se questo fosse assicurato, gli stessi cittadini potrebbero prendere delle iniziative, secondo modalità e competenze

    proprie, e decidere così di migliorare le loro condizioni di vita e promuovere lo sviluppo. ―Tutto questo

    non si può realizzare se non in una società dove regnano libertà, giustizia, pace‖. Per i Paesi in via di

    sviluppo, il ruolo e la missione della Chiesa cattolica sono momenti cruciali del percorso, perché il

    lavoro pastorale per sua stessa natura promuove i valori di pace e giustizia per la comunità, e di

    responsabilità etica e culturale per il singolo, conclude il Rettore.

    Un‘ulteriore emergenza legata all‘ambito dell‘educazione e di chi deve progettare e preparare spazi di formazione nuovi o adeguare quelli già esistenti, è la questione del dialogo inter-religioso e inter-

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culturale, tema di grande attualità in tutto il mondo. La questione si collega per certi versi con il

    fenomeno della migrazione, che in tanti casi assume proporzioni notevoli: la migrazione è un evento

    dalle valenze molteplici, un movimento spesso forzato che nasce da un‘urgenza di vita e di

    miglioramento delle proprie condizioni esistenziali, e in quanto tale si scontra con dispersione e

    allontanamento in termini di affetti, di valori, di terra.

La migrazione è anche diaspora, esilio, e tuttavia può divenire un arricchimento, se la crescita riesce a

    contemplare tanti e diversi aspetti della vita attiva, ovvero il lavoro e lo sviluppo culturale dell‘individuo.

    Di tutto questo bisogna tenere conto anche nella costruzione, costituzione e ampliamento della rete

    universitaria, così come nella definizione dei programmi e dell‘offerta didattica, e nei progetti di ricerca

    inter-universitaria, perché cultura significhi anche apertura verso l‘Altro, riconciliazione con le

    differenze, primo passo per un mondo in cui regnino realmente pace e giustizia. Da questa visione

    globale, si può giungere a situazioni particolari, tipicamente legate ai diversi territori, ma essenziali per

    chiunque si occupi di informazione e istruzione, e per chi costruisce e progetta nuovi spazi formativi, al

    fine di rendere i programmi il più possibile idonei ai tempi, ai luoghi e alle circostanze.

La missione della Chiesa va assolutamente in questa direzione, con un impegno molto serio a

    promuovere il dialogo anche e soprattutto nei territori più difficili: dove c‘è la guerra, dove vigono

    fondamentalismi etnici, culturali, religiosi, territoriali, o dove vi sono culture tanto radicate da accettare

    con difficoltà l‘avvento di nuove tendenze spirituali e/o culturali. Il continente asiatico rappresenta in

    questo senso un esempio estremamente significativo, poiché tante sono le civiltà e le tradizioni di

    pensiero e spirituali che sono nate in quella regione, senza dimenticare che è anche il luogo dove si sono

    formate le grandi religioni monoteistiche: giudaismo, cristianesimo, islamismo, induismo. ―Ecclesia in

    Asia‖, l‘Esortazione apostolica post-sinodale del 6 novembre 1999 emanata da Giovanni Paolo II,

    evidenziava proprio questo punto, e se l‘università è davvero un centro di cultura, ed è il luogo dove si

    coltiva innanzitutto la ―curiosità‖ verso ciò che è altro e diverso da sé, allora costruire un‘università è la

    necessaria e ineludibile premessa a un mondo migliore.

Padre Michael Calmano, docente di Psicologia e Relazioni Umane presso la Nanzan University di

    Nagoya, in Giappone, e Segretario esecutivo dell’ASEACCU, ha spiegato all'Agenzia Fides l‘impegno in questa direzione portato avanti dall‘associazione asiatica e da tutte le Università Cattoliche

    nel Sudest asiatico e in Asia orientale. ―La Nanzan University (con il contributo finanziario di sponsor europei) ha istituito nel 1974 un Istituto per la religione e la cultura (Institute for Religion and Culture)

    il cui staff è inter-religioso; grazie all‘Istituto, vi è un importante scambio tra studenti di tutte le religioni.

    Tante sono le pubblicazioni che dimostrano il lavoro portato avanti in questo senso‖, spiega il prof.

    Calmano. ―Anni fa, l‘Istituto aveva organizzato una vacanza studio per monaci buddisti, dando loro

    l‘opportunità di soggiornare presso i monasteri benedettini in Europa e di incontrare il Santo Padre‖.

    Questo è solo ―il segno più visibile del dialogo inter-religioso, ma non è l‘unico‖, prosegue il Segretario dell‘ASEACCU. ―Su 300 professori ordinari a tempo pieno, solo 50 sono cattolici o cristiani.

    Certamente, tutti cooperano per realizzare la loro missione attraverso un‘educazione che sia nello spirito

    e secondo i principi cristiani, ma soprattutto con l‘obiettivo di promuovere la Dignità Umana - basti

    pensare che il motto di tutte le istituzioni educative della Nanzan University è ‗Hominis Dignitati‘‖.

    Senza questo dialogo costante, e senza l‘aiuto di personale non-cristiano, conclude padre Calmano, ―la nostra missione sarebbe fallita già da molto tempo‖.

La Pontificia Università Urbaniana nel dialogo universale e inter-religioso

La Pontificia Università Urbaniana è un Istituto di studi superiori della Chiesa Cattolica specializzato

    nella formazione di sacerdoti, religiosi e laici operanti in terre di missione. L‘ateneo si distingue tra le

    Università Pontificie Romane per il suo carattere di universalità, espresso non solo dal gran numero di

    Paesi da cui provengono studenti e docenti e dai numerosi Istituti Aggregati e Affiliati, ma soprattutto

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